L'Autrice
Anna Laura Remigi è nata a Specchia in provincia di Lecce il 26 febbraio del 1964. Fin da piccola ha sempre sognato di fare la Giornalista o l’Avvocato, e per questo si è sempre impegnata nello studio e nella conoscenza... (leggi tutto)
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Si parla bene ma si razzola male
Grazie Luigi per aver scritto, sappi che sono pienamente daccordo con te!
"Purtroppo in Italia i politici attuali di destra e sinistra non sono altro che lo specchio della nostra Italia. Primi nel predicare bene e razzolare male, sono dei maestri in questo, ed oggi visto che il loro gioco è stato scoperto si sentono braccati e reagiscono in modo sconclusionato.
Così il ceppalonico Mastella si crede di essere perseguitato per i valori cattolici che lui crede di rappresentare ("la famiglia", si la sua da accomodare su tante poltrone perciò: santo subito!).
Il Fini che alfiere del family day si scopre avere una relazione "segreta" con una soubrette che poi "rimane incinta", ne consegue separazione dalla moglie che già era divorziata (meglio di beautiful) Il Casini anche lui ama la "famiglia" tanto che ne "possiede più di una" il Dini che da ex governatore della banca d'Italia si ritrova con la moglie condannata per banca rotta, lui che doveva vigilare sui risparmi degli italiani che invece di dimettersi (in Giappone una figura simile avrebbe fatto karakiri per il disonore) fa cadere il governo.
Il Berlusconi ovviamente divorziato ed estimatore di tante soubrette tanto che ne ha fatto diventare parlamentari (vedi Carfagna, Carlucci ecc..) ma soprattutto principale protagonista del decadimento morale che c'è in italia.
E guarda un po', il Papa ha scoperto che la televisione fa schifo. Dice della «pubblicità ossessiva», di valori di vita «distorti», parla con disgusto di «trasgressione, volgarità e violenza», rileva il rischio che i media «si strasformino in sistema volti a sottomettere l'uomo a logiche dettate dagli interessi dominanti del momento», mentre tutto questo loro dispendio di energie potrebbe essere «messo al servizio di un mondo giusto e solidale». Oggi scopre, il santo Padre, le distorsioni della tv e dei mass media in generale. Però lui e i suoi uomini sanno bene come utilizzare il mezzo. Niente di male, beninteso, ma prendete ad esempio il recente «Papa-day» a San Pietro: la piazza, oltreché materiale, con i tanti fedeli accorsi a prestagli devota testimonianza, era fortemente mediatica, e come tale l'hanno presa i molti politici piamente accorsi, tra cui quelli del centrodestra venuti a passo di marcia per gridare ll'«oscurantismo» e alla «negazione della libertà d'espressione»... quello stesso centrodestra ancora fedele al Silvio, colui che proprio quella televisione «materialista», che il Papa ci informa di disprezzare, ha fatto trionfare in Italia nelle ultime due decadi. Nella candida piazza San Pietro, al super-Angelus di solidarietà al pontefice, si vedeva sfilare, oltre alle tranquille famigliole e ai ragazzi di Comunione & Liberazione, quel pezzo di mondo cattolico che farebbe un figurone nei reality show: fedeli di Padre Pio (non a caso grande star dei salotti di Vespa & co) che cantavano a squarciagola, altri vestiti da crociati, altri ancora che brandivano tomi dal titolo «Fate l'amore, non l'aborto». Non è notizia di oggi che nella modernità la religiosità abbia acquisito una sua dimensione assolutamente mediatica, addirittura con venature «pop» (nel senso di «popular»). Per non parlare dei politici di sinistra che ancora una volta si dimostrano maestri a farsi del male da soli con le loro lotte intestine tra partiti e partitini o a livello personale e ciò purtoppo, avviene in ogni istituzione dal governo al più piccolo comune...ancora una volta hanno tradito le spettative del "popolo".... ma tanto per loro c'è sempre tempo..."
Luigi Indino
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A proposito del wireless... ( di cui abbiamo già trattato in un post del 21.10.2007, nel settore tecnologia) vi segnalo questa notizia che viene dal Comune di Ruffano
Articolo scritto il 28.01.2008 alle 21:11
Rosanna ha risposto all'articolo il 29.01.2008 alle 09:58
Povero caro Prodi, che fine ha fatto quell'uomo che dispensava sorrisi e prometteva la felicità? Eppure c'erano persone che sfoggiavano con vanto la maglietta con la scritta “io sono un coglione”. Ah povera Italia, che fine hai fatto...le tasse aumentate, il pane aumentato, la pasta aumentata, tutto è aumentato. La cosa che ci deve far piangere è che ci saranno sempre, nonostante tutto, le persone che con orgoglio porteranno quella maglietta...purtroppo.
Marcello ha risposto all'articolo il 29.01.2008 alle 10:01
Veramente, senza offesa per nessuno, Prodi proprio parla e razzola male...ogni volta è una fatica seguire un suo discorso.
Antonio ha risposto all'articolo il 29.01.2008 alle 15:09
A quelli che sono dispiaciuti della caduta di Prodi: mi spiegate cosa rimpiangete? Cosa vi manca di una persona che con la sua politica danneggia tutti, deprime il ceto medio e fa solo gli interessi dei poteri forti?
Agostino ha risposto all'articolo il 29.01.2008 alle 17:02
Tra i due mali scelgo il male minore...QUINDI NON SCELGO NIENTE, NE DESTRA NE SINISTRA. Non ci siamo resi conto che in due anni di governo Prodi l'Italia, e il sud ancora di più, non riesce ad arrivare non alla fine ma nemmeno alla metà del mese, l'articolo di Luigi sembra il riassunto di una rivista di gossip...il problema non è la vita sentimentale dei nostri politici, a noi italiani non interessa con chi sta quello o quell'altro, a noi interessa che i nostri politici facciano almeno un terzo di quello di promettono durante la campagna elettorale, quando decantano i loro pregi e gettano nel fango quello che fanno gli altri. Noi vogliamo i fatti, non vogliamo l'ennesima tassa. Il problema dei nostri governatori è il denaro, quel denaro sporco di cui non ci si sazia mai...che schifo.
luigi Indino ha risposto all'articolo il 30.01.2008 alle 10:20
cara Rosanna non copisco la relazione tra le magliette con la scritta "sono un coglione" che se non ricordo male derivano da una frase infelice detta da Berlusconi "chi vota a sinistra è un coglione" e l'aumento del pane e della pasta.
Certo oggi non si arriva a fine mese ma non credo che la colpa sia da imputare totalmente a Prodi.
Forse 18 mesi fa andava tutto bene....
Prodi, sicuramente non è un ottimo comunicatore ha fatto scelte impopolari, che non premiano elettoralmente nel breve periodo ma necessarie, a differenza di Berlusconi che già promette l'abolizione totale dell'ICI senza indicare dove troverà i soldi o quali spese taglierà....
Ad Agostino dico quello che ho scritto non è gossip ma solo compartamenti d'incoerenza che descrivono certi personaggi politici che poi si traducono inevitabilmente in una perdita di credibilità o in leggi assurde come quella sulla fecondazione assistita, dove molte coppie che non possono avere figli vanno all'estero (dalla Svizzera alla Turchia) naturalmente è solo una questione di "soldi".
Ad Antonio dico certo, Prodi ha fatto anche gli interessi dei poteri forti ( meglio specificare quali) mentre Berlusconi si è preoccupato di fare gli interessi propri: vedi legge Gasparri, Cirami, rientro ( pulito) dei capitali dall' estero, abolizioni imposte di successione sui grandi capitali ecc...
Visto il quadro decisamente desolante chiedo a tutti quindi di contribuire mettendosi in gioco, ( la critica di destra e di sinistra non basta) perchè credo che l'attuale classe politica non rappresenti più nessuno.
Occorrono giovani capaci d'interpretare i cambiamenti, la tecnologia, la globalizzazzione, nuovi modelli di società ecc.
Saluto l'avvocato Remigi per questo spazio di confronto che ci ha messo a disposizione e tutti i forumisti che sono intervenuti.
Rosanna ha risposto all'articolo il 30.01.2008 alle 12:19
Non c'è nesso infatti, solo che leggendo un post precedente al mio mi sono ritornate alla mente tutte quelle persone che sfoggiavano quella maglietta, con orgoglio per giunta. Si mostravano tutti uniti e coesi, poi ecco la loro unione come si sfascia. Comunque, lasciamo perdere questo discorso, è vero che 18 mesi fa le cose non andavano meglio di così ma non si era mai arrivati a questa situazione, il problema più grande è che sui problemi che c'erano prima dell'era Prodi si aggiunge questo mare di desolazione. La situazione è critica...
Ottimista ha risposto all'articolo il 30.01.2008 alle 20:45
L'italia ... un paese di cronici depressi e sconsolati...
ma è possibile che noi Italiani non siamo in grado di vedere quel poco di buono che abbiamo... Bisogna avere il coraggio proprio nelle situazioni difficili di alzare la testa e guardare avanti.
L'ITALIA uno dei paesi più potenti al mondo. L'Italia un paese dove l'80% delle persone è proprietaria di una casa. L'Italia un paese che "offre" il servizio sanità a tutti i cittadini senza il bisogno che questi abbiano un'assicurazione (vedi America) ... L'Italia un grande Paese... che per quanto si possa dire si stava riprendendo ... stava iniziando un percorso riducendo il debito e incominciando a destinare più risorse alla famiglia, ai lavoratori dipendenti ... L'ITALIA IL MIO PAESE ... un ultima osservazione è facile criticare, fare dell'antipolitica un motto, ma chi si lamenta cosa fa per cambiare???
Lucia ha risposto all'articolo il 31.01.2008 alle 09:36
Qui, caro Ottimista, non si tratta di lamentarsi o di fare dell'antipolitica un motto! Qui, l'unico che vede che l'Italia si stava.... riprendendo, sei solo e soltanto tu! Ma dove la vedi sta cosa? In tutti campi lavorativi c'è lo sconforto totale, la gente non compra, alcuni non possono neppure fare la spesa, comprare le medicine, non si vive piu', non si arriva a fine mese, non si possono fare le vacanze, nemmeno per una settimana e tu mi parli di RIPRESA?????????? Fai bene ad elogiare la NOSTRA ITALIA, ma se noti bene, questa realtà c'era prima, ora sta andando tutto alla malora....questo, ovviamente, non significa che con nuove elezioni potremmo, in breve tempo, ritornare come i bei e grassi tempi, è utopia pura.
Fosse per me, personalmente, non voterei piu', almeno fino a quando non ci daranno un alternativa valida, fino a quando non cambieranno TUTTE le "belle" facce che ci sono attualmente! Vogliamo persone CAPACI E NUOVE! La gente non si lamenta, solo per il gusto si lamentarsi, caro Ottimista, la gente è esasperata, è diverso. Quindi, meno Ottimismo e piu' Realismo o quantomeno "SPERIAMO" che qualcosa possa cambiare, in primis per noi tutti e poi, conseguenza logica, per il bene comune.
Pessimista ha risposto all'articolo il 31.01.2008 alle 10:06
Illuminaci caro Ottimista...Indica anche a noi pessimisti la strada del cambiamento. Tu cosa fai? Ti prego, facci qualche esempio...
Anna Ruberto ha risposto all'articolo il 31.01.2008 alle 12:13
Non si tratta di criticare o di fare dell'antipolitica un motto come dice il nostro amico Ottimista. La realtà, a mio parere, non ci consente di poter migliorare la situazione della nostra nazione, e per rispondere a Luigi non bastano giovani capaci. Il rapporto dei giovani con la politica non è tanto florido...i dati nazionali dicono così: su 612 deputati non abbiamo un giovane in età tra i 25 e i 29 anni e solo 33 su 612 sono quelli tra i 30 e i 39 anni; passiamo avanti...su 335 senatori non abbiamo un giovane tra i 25 e i 39 anni e tra i 40 e i 49 anni ne abbiamo solo 55. Questa è la situazione nazionale italiana, una politica fatta da gente anziana, da gente che non rappresenta i giovani...da questo ne consegue che i giovani non vogliono e non riescono ad avvicinarsi alla politica. Credo che se la maggior parte dei giovani si dimostra disinteressata alla politica sia principalmente perchè siamo, purtroppo, abituati alla politica dei grandi, alla politica di chi promette ma non mantiene, siamo DEMORALIZZATI.
La situazione dei giovani italiani è peggiorata negli ultimi anni ed è una delle meno favorevoli nel mondo occidentale (il disagio dei giovani si può notare anche leggendo articoli precedentemente pubblicati su questo blog riguardanti l'occupazione, e lo stesso sondaggio parla chiaro).
Non è facile per un giovane che cerca di strappare a morsi un posto di lavoro, che cerca di farsi valere poter pensare che la politica è dalla sua parte. Votando ci siamo affidati a persone che parlavano di progetti realizzabili, noi abbiamo dato fiducia a queste persone, ai grandi che sicuramente hanno un bagaglio pieno di esprerienza, ma forse hanno pensato solo a riempire questo bagaglio di soldi con l'ennesima tassa, tanto chi se ne frega?
Sono anch'io giovane e posso assicurarvi che non è facile proporsi per un cambiamento...ci sono, ci sono sempre stati e sempre ci saranno gli orchi che soffocano ogni tipo di cambiamento.
Emanuela Remigi ha risposto all'articolo il 31.01.2008 alle 12:38
Certo che facciamo schifo!!! Invece di vergognarci e preoccuparci per la grave situazione che il nostro paese politicamente sta vivendo, osiamo fare dell' IRONIA su quanto è accaduto; invece di lavorare tutti insieme per il bene dell' Italia continuiamo a fare delle spaccature su tante altre che esistono già...tante altre spaccature molto remote e fatte da tutti.
I politici di destra da sempre sono molto uniti su un solo punto: nel volere le elezioni per riprendersi il posto di comando; guai se viene a mancare il POTERE DI CONTROLLO, quel potere che tanto aiuta a curare i propri interessi (un pò come succede nel nostro comune).
E i politici di sinistra!!! Partono tutti insieme, uniti, compatti, decisi, forti, e con loro anche qualche ex politico di destra, e ..e poi!?! E poi siamo di nuovo al punto di partenza (anche questa situazione mi è un pò famigliare).
Antonio definisce Prodi come una persona che con la sua politica danneggia tutti; e perchè quelli che c'erano prima di Prodi ci hanno risanato dalle ferite!?! (se è così,non me ne sono mai accorta).
Vorrei fare una proposta........
POLITICI, VIA TUTTI A CASA SIETE VECCHI!
Date spazio ai giovani, l'Italia ha bisogno di nuovi cervelli, di una nuova cultura politica e sociale...Il nostro è un grande paese e voi lo state portando alla rovina: VERGOGNA!
Andatevene a casa, curate la vostra vecchiaia, portate il cane a fare la pipì, godetevi pure la "strapensione" che noi vi permettiamo di avere...ma andatevene, fuori non vi vogliamo...
Antonio ha risposto all'articolo il 31.01.2008 alle 16:04
Io non voglio dire che Berlusconi sia meglio di Prodi. Anzi io a Berlusconi non ci penso proprio più, l'ho dimenticato proprio, non lo considero neppure. Dico solo che Prodi e il suo Governo non sono salutari a nessuno, a parte quei poteri forti che sono le BANCHE le quali speculano sul nostro bisogno di indebitarci favorito dalle pessime scelte di politica economica di chi abbiamo votato. Adesso ci vorrebbe un Gran Duce secondo me. Peccato che non ne esistono più persone così.
Lucia ha risposto all'articolo il 31.01.2008 alle 17:20
Ottimista, leggiti questo articolo: http://www.tgfin.mediaset.it/tgfin/articoli/articolo398691.shtml
Cosma Ferrarese ha risposto all'articolo il 04.02.2008 alle 08:46
Rispondo, sia pure con qualche giorno di ritardo, al commento di Emanuela del 31/01/08 ma voglio, innanzitutto, porgere un saluto ad Anna Laura, nonché complimentarmi con lei per questo sito internet che offre la possibilità, a chi come me vive lontano da Specchia, di mantenere un contatto con il paese, la sua realtà ed i suoi problemi, a prescindere dalle opinioni individuali e dalle soluzioni che ognuno può auspicare.
Ciò che tu, Emanuela, rappresenti è, purtroppo inconfutabile. Nella nostra realtà politica, da Specchia a Roma, dove io vivo, all’Italia intera, non esiste l’avversario, colui che ha un’opinione differente dalla nostra ma è legittimato ad esprimerla; esiste invece il nemico, l’”hostis”, colui che mette in pericolo il nostro mondo e, quindi, deve essere sconfitto con tutti i mezzi, eliminato. Non dimentichiamo che negli anni ’70 ed ’80 si arrivò perfino all’eliminazione fisica.
E non ci si può meravigliare di tutto questo se solo si considera che l’attuale assetto istituzionale italiano trae origine da una carta che non nasce “per” raggiungere un obiettivo ma nasce “contro” qualcuno e qualcosa. La nostra costituzione nasce, infatti, “antifascista”. Ma se già e difficile costruire qualcosa quando ci si unisce “per”, ciò diventa addirittura impossibile quando l’unico valore in cui ci si riconosce è un “anti”. Infatti a tutti i livelli, al di là di una unità di facciata, è stata solo una perenne ed aspra contrapposizione che ha caratterizzato la politica degli ultimi sessanta e più anni, come tu stessa hai potuto constatare.
Da questo punto di vista il futuro, purtroppo, non promette nulla di nuovo. E’ notizia di questi giorni, infatti, che nel manifesto dei valori del nuovo Partito Democratico è stato inserito il riferimento esplicito all’antifascismo ed alla resistenza. Un partito che nasce nuovo, che si propone alle attuali generazioni per affrontare le incognite del futuro, non riesce a fare altro che proiettare, in quel futuro, l’odio e le divisioni del passato come se questi sentimenti fossero portatori di pacificazione e convivenza democratica. E tutto ciò solo per contendere una fascia marginale di elettorato all’altra parte della sinistra, quella che oggi si definisce come la “cosa rossa”.
E’ vero, però, che anche sul versante della destra, nel quale io per certi aspetti mi riconosco e sono impegnato, c’è ancora qualcuno che continua a fare politica con l’anticomunismo, come se i carri armati di Stalin fossero ancora attestati sul confine di Trieste.
Come vedi, cara Emanuela, anche i partiti e le realtà politiche che nascono come nuove, piuttosto che proporre soluzioni ai gravosi ed impellenti problemi delle nuove generazioni, preferiscono fare la parodia del millennio precedente: guelfi e ghibellini, giacobini e sanfedisti, fascisti ed antifascisti, comunisti e democristiani. Fino ad arrivare ai nostri giorni ed al nostro piccolo con Prodi e Berlusconi, e con una parte di Specchia contro l’altra. Non a caso la principale preoccupazione di ogni governo è quella di distruggere l’operato del governo precedente.
Ora, se per un attimo ci tiriamo fuori ed al di sopra delle nostre rispettive posizioni, non possiamo fare a meno di constatare che, continuando in questo modo, anche i valori positivi e le buone intenzioni che, innegabilmente, erano presenti nella resistenza (così come, dal mio punto di vista, erano presenti nell’altra parte che combatteva la guerra civile – ma questo potrà essere, eventualmente, oggetto di altra discussione), non riusciranno mai a produrre quella che noi definiamo, ed auspichiamo, come una convivenza civile e democratica e saranno utili solo a chi li userà per continuare a tenerci divisi in buoni e cattivi in funzione dei propri interessi.
E’ questo il portato di una politica vecchia e stantia, rappresentata da uomini vecchi, anche anagraficamente. Consideriamo infatti l’età media dei nostri parlamentari, come pure riferisce il commento di Anna Ruberto su questo argomento. Si tratta di quella generazione che era giovane nel ’68 e che si rifiuta di abbandonare il potere anche adesso che è diventata ottuagenaria.
Ti prego di non considerare la mia come un’osservazione polemica, ma anche l’ultimo governo si reggeva in Senato con il voto di pochi ultraottantenni, peraltro non eletti dagli Italiani ma cooptati dall’alto.
Certamente non bisogna essere pessimisti; Sant’Agostino ci insegna, infatti, che “il futuro è speranza”. La speranza, per quel che riguarda noi, che le nuove generazioni tornino ad essere protagoniste, ad impegnarsi in prima persona. Dobbiamo prendere atto che, se i giovani non trovano lavoro, se quelli che lavorano faticano ad arrivare alla fine del mese, se – come indica il sondaggio promosso da questo sito – una larga parte dei giovani di Specchia pensano di non potersi realizzare nel loro paese, nel “nostro” paese, allora dobbiamo affrontare e cercare di risolvere questi problemi anziché guardare ad avvenimenti vecchi di sessantatre anni come se fossero quelli a determinare la nostra vita quotidiana.
Un recente rapporto SVIMEZ ha evidenziato che, negli ultimi tre anni, un milione di giovani hanno lasciato il Meridione per andare a lavorare nelle regioni del Nord Italia.
Nell’era della globalizzazione, quando la caduta delle frontiere amministrative fa sì che un capitalismo sempre più selvaggio e finalizzato al guadagno immediato trasferisca le imprese là dove la manodopera costa meno e le istituzioni sono più accondiscendenti ai suoi interessi, siamo tutti costretti a competere al livello più basso. Diversi recenti sondaggi dimostrano come gli italiani ritengano che i loro figli non riusciranno ad avere un tenore di vita migliore o almeno uguale a quello che hanno loro. Le migrazioni in atto pongono problemi di rapporti fra culture differenti e di competizioni sempre più serrate per i posti di lavoro. Cosa hanno a che fare questi problemi con quelli della metà del secolo scorso?
Qualcuno propone di aprire una nuova fase costituente che, come è auspicabile, rappresenti le istanze della società attuale e riscriva le regole della competizione per il governo; che dia vita ad una carta costituzionale che sia “per gli Italiani” e non più “contro una parte degli Italiani”. La cultura dell’ “et-et” tanto sbandierata ma mai messa in atto.
Auguriamoci, cara Emanuela, che ciò si realizzi e che questo nuovo spirito pervada anche le realtà minori, come la nostra. Altrimenti resteranno solo le contrapposizioni, sterili sul piano politico e nocive su quello sociale e dei rapporti interpersonali; così come resteranno irrisolti i problemi impellenti dei giovani e delle famiglie.
Vi prego di scusarmi se sono stato logorroico, dal momento che gli spazi sui siti internet richiedono il massimo della sintesi, e colgo l’opportunità per porgere un saluto ai miei compaesani che, da Specchia o dal resto del mondo, leggeranno questo mio commento.
Cosma Ferrarese
l'anonimo del sublime ha risposto all'articolo il 04.02.2008 alle 15:34
E' tempo di elezioni....si sente l'odore sui giornali appena stampati...e come ad ogni cambio di legislatura si esce con le solite parole , con i soliti discorsi , con le solite idee, con schematismi, con idee troppo desuete , con troppo di tutto , con la vecchia cara geronotocrazia.è ormai pane quotidiano affermare che la politica è fatta di persone vecchie che orma hanno già dato , che ormai hanno già governato.è vero!! noi giovani con convinzione, con determinazione dobbiamo ribellarci, alzarci in piedi e dire : BASTA!!!! purtroppo le decisioni vengono prese dall'alto. Quale dunque per i giovani sul piano istuzionale il bilancio?quale la cosidetta somma dell'annata prodi ? quale il teatro cui dobbiamo assistere straziati? è semplice un unico palcoscenico in cui i signori della politica portano avanti idee vecchie.Innanzitutto mi preme dire che le idee sono vecchie. Noi giovani della nuova generazione post-fascista dobbiamo fare i conti con un parlamento in cui vi è un partito , anzi due che porta avanti idee vecchie , idee che come abbiamo visto hanno portare a massacrare milioni di persone , milioni di abitanti russi , polacchi , cinesi e chi più ne ha più ne metta.Parlo dei comunisti italiani , di rifondazione comunista, che propugnano idee del '900, idee basate sulle lotte dei vecchi padri della storia , di filosofi , di studiosi , di lavoratori , ma che abbiamo visto non hanno attecchito pienamente sono rimaste lì morte, o anche c'è chi propugna idee legate al partigianesimo , idee che non ci appartengono più , che sono morte. è assurdo vedee gente che vota per I comunisti , è come affermare che c'è gente che grida ancora il Fascismo . abbiamo ancora vecchi in parlamento percchè sono vecchie le idee...noigiovani non possiamo assolutamente permettere che un governo si mantenga grazie al voto di ultranovantenni, dei cosiddetti senatori a vita, non possiamo avere alla Presidenza della Repubblica un'ulta ottantenne. e allora perchè parliamo ancora di gerontocrazia quando non sono i membri del parlamento da cambiare ma i modi di ragionare , i modi di pensari , schematismi stantii legati ad una partitocrazia imperante che và sottobraccetto con la vecchia cara democrazia cristiana, è il modo di cambiare del politico mafioso che raccoglie voti per tenere in piedi un governo che non esiste..è facile poter dire i giovani devono andare al governo? ma con quale idee? con un'ancora democrazia cristiana che sotto falso nome si insinua in tutti i partitini e nella mentalità dei parlamentari legati alla poltrona? con un'ancora sempre verde rifondazione comunista? con un'ancora più giovane rita levi Montalcini accompagnata a votare con due uomini che la prendono in braccio? con un ormai sempre più vecchio Giorgio Napolitano? con una sinistra ancora legate al saluto con il pugno chiuso? con ancora la solita morale del'antifascismo? Con ancora un Pannella che cerca di parlare al popolo? è questa la vera situazione, è questa la vera politica...è qujesto che bisogna combattere, e non il caro buon vecchio berlusconi!!!!E' il sistema che bisogna cambiare! che ormai impera da troppa tempo! come disse una grande pesona UOMINI NUOVI CON IDEE NUOVE!!!!!
Piero Calamandrei ha risposto all'articolo il 04.02.2008 alle 17:19
Sig. Ferrarese, credo che, stando a quanto dice, non ha colto il vero senso della nostra Costituzione, ahilei: dietro ai 139 articoli (e alle disposizioni) c'è e non è nascosto il desiderio di essere finalmente liberi, dopo secoli di oppressioni, da parte delle donne e degli uomini italiani.
La Resistenza al nazifascismo è stata la più encomiabile e virtuosa operazione politica che sia mai stata compiuta in Italia, ed è stata spontanea, venuta dal popolo, dai semplici: non Le permetto di insinuare nulla nei confronti di quanti, col sacrificio della propria vita, Le hanno permesso, oggi, di esprimersi in libertà.
Altro che contro qualcuno: la Costituzione è la Carta morale PER gli italiani, scritta col sangue degli eroi che il 25 aprile ricordiamo.
Eppoi, finiamola con la solita solfa dell'"erano tutti uguali": mentre, nel 1943, i 7 fratelli Cervi venivano fucilati per le proprie idee di libertà, Mirko Tremaglia preparava gli squadroni fascisti della Repubblica Sociale di Salò, mentre Nilde Iotti organizzava i "Gruppi di difesa della donna", Giorgio Almirante, come segretario di redazione de "La difesa della razza", si preoccupava di elogiare le sporche leggi razziste del 1938, mentre Salvo D'Acquisto si offriva al nemico Kesselring (salvando la vita a 22 persone), Achille Starace si beava d'esser antisemita.
Questa è la storia della Resistenza, storia di uomini e donne che hanno dato o rischiato la vita per la libertà che il nazifascismo avevo loro tolto: quando la Destra italiana capirà tutto ciò allora la Legge degli italiani avrà raggiunto il suo obiettivo, ma sino ad allora… giù le mani dalla Costituzione!
Cosma Ferrarese ha risposto all'articolo il 05.02.2008 alle 17:06
Sig. Calamandrei (si tratta certamente di uno pseudonimo e, se ciò è vero, non riesco a capirne le ragioni in un regime di libertà), è ormai appurato dagli storici, salvo rarissime eccezioni, il fatto che una parte dei partigiani combattessero per instaurare in Italia la libertà mentre un’altra parte, molto consistente, combattessero invece per instaurare una dittatura comunista. E’ un dato storico, non un’insinuazione. Tuttavia io rispetto sia gli uni che gli altri, e più avanti Le dirò il perché.
Un discorso a parte va fatto per coloro che sono andati al potere dopo la guerra civile. E qui è discutibile il fatto che costoro abbiano permesso a tutti di esprimersi in libertà; tanto è vero che le prime leggi approvate da quei signori sono state quelle che punivano l’apologia di fascismo ed il vilipendio della resistenza. Si tratta di un caso, forse unico al mondo, in cui si ritenne di garantire la libertà, fosse pure solo di parola, impedendo per legge, a chi aveva perso la guerra, di parlar bene di sé stesso e di denunciare gli errori degli altri; ammesso che questi altri non pretendessero di avere il dono dell’infallibilità.
Quella libertà fu invece conquistata, da parte dei fascisti, a caro prezzo ed in vari modi, fra i quali la detenzione ed anche il sacrificio della vita; e ciò avvenne anche a guerra finita ed a costituzione vigente. Hanno insegnato qualcosa i recenti libri di Giampaolo Pansa?
Non so se Lei, che cita i fratelli Cervi, conosca la storia dei fratelli Govoni, fra i quali una donna incinta, e del loro padre trucidati dai comunisti; la stessa sorte toccò a circa 15.000 persone, fra cui un centinaio di sacerdoti, il più delle volte colpevoli solo di non voler sostituire un’ideologia con un’altra. Ritengo tuttavia non costruttivo il continuare a stilare l’elenco dei morti da sbattere in faccia all’avversario.
Penso, invece, che la sua citazione di Salvo D’Acquisto dovrebbe far riflettere anche Lei. Consideri la differenza abissale che c’è tra quel carabiniere, che ha sacrificato la propria giovane vita per salvare 22 persone, e i due partigiani di Via Rasella che, dopo aver collocato la bomba in un cassonetto, preferirono darsi alla macchia anziché consegnarsi e salvare la via alle 335 vittime delle Fosse Ardeatine. E’ facile fare gli eroi con la pelle degli altri, più difficile farlo con la propria.
Non è fuori luogo ricordare che negli Stati Uniti ed in Spagna, a guerra civile conclusa, rispettivamente a Gettysburg e nella Valle de los Caidos, furono istituiti dei cimiteri dove tuttora sono raccolte le spoglie dei combattenti di quelle guerre, gli uni accanto agli altri, a prescindere dal fatto che fossero morti dalla parte dei vincitori o “dalla parte sbagliata”. In fondo, chi perde ha sempre torto.
Solo in Italia (e, ahimè, sono costretto a ribadire il concetto del precedente intervento) preferiamo ancora attardarci a sottolineare le divisioni del millennio precedente anziché cercare la soluzione ai problemi attuali, in uno spirito di reciproca accettazione della memoria storica, sia pure divisa. Ed invece anche la ricorrenza del 25 aprile, da Lei citata, viene annualmente usata da una parte degli Italiani contro l’altra parte.
Non si tratta di considerare “tutti uguali”, come dice Lei, ma di avere rispetto per gli altri, vivi e morti che siano, a prescindere dalle idee. Mirko Tremaglia, che Lei ha citato, nel ’43 aveva diciassette anni e partiva volontario per il fronte così come tante donne, le Ausiliarie, che arrivavano perfino a falsificare i documenti per apparire maggiorenni e potersi arruolare.
Sarebbe opportuno considerare che se dei ragazzi dai sedici ai venti anni di età scelgono di andare volontariamente al fronte a rischiare e, nella maggior parte dei casi, perdere la propria vita, non lo fanno per difendere una dittatura ma per un ideale che, evidentemente, considerano di un valore superiore a quello della loro stessa vita. A tal proposito Le dico che considero la nomina di Tremaglia a Ministro della Repubblica come il miglio riscatto, sul piano storico, per quei caduti e reduci.
Io, pur non condividendo le idee dei comunisti che combattevano in quella guerra, rispetto tuttavia la loro scelta di rischiare e perdere la propria vita per un’idea, per gli altri. Infatti chiunque muoia in guerra muore per gli altri, fa dono della propria vita, cioè di tutto sé stesso, agli altri.
Avrebbero potuto, da una e dall’altra parte, fuggire all’estero, darsi alla macchia, restare nelle proprie case ad aspettare l’esito della guerra, come pure fecero la maggior parte degli Italiani. Coloro che scelsero di combattere, invece, considerarono prioritaria la difesa di idee e valori che ritenevano di dover lasciare come prezioso patrimonio per le generazioni future.
Consideri anche, magari solo per un attimo, Sig. Calamandrei, che i fascisti, nel momento in cui sceglievano di andare al fronte contro gli anglo-americani (era l’estate del ’43), erano già consapevoli di schierarsi dalla parte perdente, e di tutto ciò che questo avrebbe comportato. Andare a combattere non è mai una scelta opportunistica come quella di saltare sul carro del vincitore.
Se Lei, sig. Calamandrei, prova a rileggere alcune pagine di storiografia della rivoluzione francese, in particolare quelle relative ai numerosi e repentini mutamenti di regime (le consiglio i testi del Saitta che è dalla sua parte politica ed ideologica), potrà vedere come anche allora, come sempre d’altronde, le schiere degli opportunisti fossero immense e come cambiassero casacca ad ogni stormir di fronda.
Proprio per questo, di fronte al dilagare in ogni tempo ed in ogni dove dell’opportunismo, acquista un valore sublime, oserei dire sacro, il sacrificio dei combattenti, di tutti i combattenti; perché, ribadisco, nessuno in guerra muore per sé stesso.
Lei rimprovera me, ed anche la destra, di non aver capito il vero senso della costituzione; tuttavia non spiega perché la politica in Italia che da quella promana sia stata vissuta, anche nelle sue realtà minori, in uno spirito di feroce contrapposizione in cui ogni parte ha rimproverato all’altra, e continua a farlo, di essere nemica della vera democrazia. Non penso fosse questo quello che Lei definisce come “l’obiettivo” che doveva raggiungere dalla Legge degli Italiani.
In conclusione, caro Calamandrei, le costituzioni, sono utili nella misura in cui organizzano la società umana nelle sue molteplici e mutevoli forme e, come tutte le leggi, sono soggette all’usura del tempo ed alla necessità delle riforme. Altrimenti diventano solo dei vuoti simulacri o delle corazze che, impedendo alla società di crescere, la comprimono fino a farla avvizzire.
Per questo mi sembra assolutamente fuori luogo quel “giù le mani dalla costituzione” con il quale Lei chiude il suo intervento. Se ognuno di noi considera sacra la propria parte, e magari “infedeli” quelli che stanno dall’altra, sarà difficile arrivare ad una convivenza civile è pacifica, come pure è nello spirito della costituzione.
La saluto cordialmente, Sig. Calmandrei, e La prego di considerare discorsive, e non polemiche, le mie osservazioni. E’ inevitabile che quando si parla di vicende storiche a noi vicine i toni siano sempre alti; tuttavia se riusciremo a non attribuire agli altri le intenzioni negative o l’incapacità di comprendere, forse avremo fatto un passo in avanti verso il “vero senso della costituzione”.
Cosma Ferrarese
Piero Calamandrei (o Giorgio Biasco): ha risposto all'articolo il 06.02.2008 alle 03:23
Premessa: non è questo, e me ne rendo conto, il posto ove discutere di Resistenza e responsabilità nazifasciste, ma una risposta alle illazioni del sig. Ferrarese è d’obbligo, perciò chiedo alla dott.ssa Anna Laura Remigi il diritto di replica (prima e ultima volta, non vorrò più avvalermene).
Dunque, sig. Ferrarese, procediamo con ordine, senza fare il “minestrone” giustificazionista che vedo nella Sua risposta (per intenderci, dal Garzanti: “tendenza a spiegare o a legittimare fatti o comportamenti, per lo più negativi e implicanti precise responsabilità, mediante ragioni e argomentazioni elaborate a posteriori”).
PUNTO 1 – PSEUDONIMO
Piero Calamandrei è stato maestro di vita per l’Italia intera: assumerne il nome è segno di motivatissima (e non cieca) devozione, e questo è possibile unicamente per quella libertà che dicevo nel mio precedente intervento, nel senso che uno è libero di essere ciò che vuole, cosa che nell’Italia fascista era vietata (vedasi leggi razziali del 17 novembre 1938).
Comunque, se per Lei è importante il “chi dice” e non il “cosa dice”... bene... mi chiamo Giorgio Biasco (ecco: non sa chi io sia... e adesso?).
PUNTO 2 – DITTATURA COMUNISTA IN ITALIA
Questo mi meraviglia: la storiografia contemporanea ha fatto passi da gigante negli ultimi vent’anni e Lei perde tempo dietro a Giampaolo Pansa?
Ci sarà un punto riservato a Giampaolo Pansa in questo mio intervento, ma una cosa la dico subito: il 15 luglio 1938 il “Giornale d’Italia” pubblicò quello che è passato alla storia come il “Manifesto degli scienziati razzisti”, fondamento delle leggi razziali, con tutta una serie di adesioni, tra le quali quella di Giorgio Bocca, oggi credo ormai l’ultimo in vita dei firmatari; ebbene, dopo la pubblicazione de “Il sangue dei vinti”, il primo ad accusare Pansa di “aver gettato fango sulla Resistenza italiana” è stato proprio Bocca!
Tutto ciò la dice lunga sulle tesi sostenute (ma insostenibili!) nel libro.
Ne esistono di migliori, creda a me, di libri sull’analisi politica alla Resistenza: lasci perdere le chiacchiere di Pansa!
Sia serio: se alcuni settori della Resistenza italiana avessero mirato a una dittatura comunista sarebbero scesi in campo, in formazione unitaria nel Comitato di Liberazione Nazionale (C.L.N.), col Partito d’Azione (Brigate “Rosselli”, “Giustizia e Libertà”), il Partito Liberale, la Democrazia Cristiana (“Fiamme Verdi”, Brigate del popolo, Brigate “Osoppo”), il Partito Socialista (Brigate “Matteotti”) o con le altre Brigate autonome? Se veramente alcune brigate partigiane di ispirazione comunista avessero avuto mire dittatoriali avrebbero mai proposto al Generale Cadorna la guida del Corpo Volontario della Libertà (C.L.V.)?
Smettiamola con le “fregnacce” (direbbero nella “sua” Roma) perché magari qualcuno, a distanza di oltre 60 anni, finisce col crederci veramente!
La Resistenza al nazifascismo, come ho già detto, è stata la più encomiabile e virtuosa operazione politica che sia mai stata compiuta in Italia, e questo è necessario accettarlo perché è Storia (vada a Sant’Anna di Stazzema o a Marzabotto e lì sapranno esserLe più chiari di me)!!
La presunta dittatura comunista fu lo spauracchio utilizzato dal IV Governo De Gasperi del 31 maggio 1947 per un cambio di rotta nella politica italiana, orientata da quel momento verso il “centro”, con l’affermazione di quella che venne denominata “conventio ad excludendum” contro i comunisti!
Serietà, non fandonie!
PUNTO 3 – LE CIFRE
Anche qui occorre una premessa: non è questione di numeri, ma se così vuole allora devo accontentarLa.
Lei riferisce di 15.000 morti tra le file dei nazifascisti (autori e responsabili dell’evento bellico).
Ecco il resoconto del sacrificio partigiano in Italia (vittime dell’evento bellico).
Circa 44.770 uomini morti in combattimento o uccisi in seguito; altri 21.200 rimasero mutilati ed invalidi; tra partigiani e soldati regolari italiani caddero combattendo almeno in 40.000: 10.260 della sola Divisione “Acqui” (sig. Ferrarese, legga un po’ di LIBRI di Storia, quelli veri però, o almeno il discorso del 1° marzo 2001 dell’allora Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi in onore delle vittime della “Divisione Acqui”!)
Per quanto riguarda le donne, 4.653 furono arrestate e torturate; 2.750 furono deportate in Germania, 2.812 fucilate o impiccate; 1.070 caddero in combattimento; 15 vennero decorate con la medaglia d'oro al valor militare.
Oltre 45.000 soldati italiani che, dopo l’8 settembre 1943, decisero di combattere contro i nazifascisti in Italia persero la vita; dei superstiti dopo l'armistizio, molti parteciparono alla nascita delle prime formazioni partigiane (altro che dittatura comunista).
Oltre 40.000 soldati morirono nei campi nazifascisti di tutta Europa (i nomi di quasi tutti sono scritti sulle pareti di una sala del Museo di Carpi, in provincia di Modena: uno strazio immenso che ho visto di persona nel 2001 con gli occhi pieni di lacrime!).
Oltre 400 orrende stragi (con almeno 8 vittime) compiute dai tedeschi e dagli italiani della Repubblica Sociale Italiana, per un totale di circa 15.000 caduti tra partigiani, simpatizzanti per la resistenza, ebrei e cittadini comuni.
Con il rischio di essere ripetitivo: verità, fatti, prove, non favole pubblicitarie.
PUNTO 4 – MIRKO TREMAGLIA
Cosa voleva dire con “Mirko Tremaglia, [...], nel ’43 aveva diciassette anni e partiva volontario per il fronte” lo sa solo Lei!
Forse che, vista l’età, è perdonabile il gesto? A 17 anni?
Sa quanti anni aveva Tina Anselmi (della D.C., non una comunista con l’obiettivo “pansiano” della dittatura marxista del proletariato!) quando divenne staffetta della Brigata “Cesare Battisti”? 17, come Tremaglia, ma con una coscienza che, al confronto, il repubblichino Mirko non ha ancora raggiunto, e di anni ne ha 81!
Con quel “diciassette anni” Lei spiega molto bene di non aver colto l’importanza dell’abissale differenza tra gli operati dei due: non è questione di anni, ma di saggezza, di coscienza, di umanità!
Eppoi, senta un po’ l’assurdo: se avesse vinto il nazifascismo Tremaglia non sarebbe mai diventato Ministro di quella Repubblica che, da Salò, combatté sul nascere!
Mirko Tremaglia, l’11 aprile del 2001, ha giurato fedeltà a quella Costituzione italiana che mai sarebbe stata scritta se fossero prevalsi i suoi sporchi ideali di gioventù, e questo è stato possibile solo perché il Primo Ministro di quel Governo era quel Silvio Berlusconi tanto accreditato quale profondo conoscitore della Storia della Costituzione italiana!
Lei pensi a tutte quelle persone che furono vittime degli “ingenui” 17 anni di Tremaglia e che, da un giorno all’altro, videro rappresentato il proprio nome al mondo intero (Ministro degli Italiani all’Estero... tsk!).
Poi, però, si sforzi pure di pensare a quante vite furono risparmiate grazie ai “consapevoli” 17 anni di Tina Anselmi!
PUNTO 4 – MORTI “BIPARTISAN”? NO, GRAZIE!
Ancora una volta La becco a mischiare le carte: “chiunque muoia in guerra muore per gli altri”!
Caro sig. Ferrarese, i morti nazifascisti furono vittime di se stessi e per se stessi (lo “spazio vitale” hitleriano... ne ha mai sentito parlare?), i partigiani trucidati furono vittime dell’abominio!
Nessuno al mondo si sognerebbe di rendere omaggio all’altruismo del Ministro Guido Buffarini Guidi, o a Rudolf Höss, comandante di Auschwitz, o ad Adolf Eichmann, SS-Obersturmbannführer e autore delle deportazioni degli ebrei nei lager nazifascisti!
E’ mai stato alla Risiera di San Sabba? No?
Ecco perché osa confondere vittime e criminali!
PUNTO 5 – GIAMPAOLO PANSA
Tutto, ripeto, tutto il corpo accademico italiano del settore storiografico ha criticato il sistema adottato, nei libri, da Giampaolo Pansa: nessuna nota, nessun riferimento, nessun documento come prova delle tesi espresse; solo narrazione degli eventi e personali idee fatte passare alla stregua di verità indiscutibili!
E’ dai tempi di Tito Livio che “scripta manent” e Pansa ritiene di poter fare Storia senza documenti, utilizzando quella che Alessandro Manzoni definì “immensa catena” di chiacchiere!
La Storia è serietà, sig. Ferrarese, non desiderio di veder i propri sogni (o incubi, nel nostro caso) realizzati e di esserne testimone “con le parole”.
Eppoi, le fonti verbali utilizzate sono unicamente di origine fascista (Lei saprà certamente di anticostituzionali e immorali nostalgici fascisti ancora viventi, magari con la carta d’identità della Repubblica Italiana, a sua volta fondata sulla Costituzione, come recita l’articolo 1!): è come avere una versione del “De bello gallico” scritta da Vercingetorige! Sarebbe interessante leggerla, ma con l’unico prologo possibile: “Gli eventi descritti nelle pagine che seguono sono da considerarsi pura fantasia. Ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale; l'autore di questo testo, pertanto, non si assume alcuna responsabilità derivante dalla libera individuale interpretazione”!
PUNTO 6 – VIA RASELLA
Mi vergogno per ciò che dice!
La magistratura ordinaria (cioè l’organo che esercita la funzione giurisdizionale, secondo l’articolo 102 della Costituzione) ha considerato l'attacco di via Rasella “un'azione legittima di guerra” (ponga l’attenzione su quel “legittima”, per favore!)
L’11 maggio 1957 la Suprema Corte di Cassazione (l’organo che, secondo l’articolo 65 dell'ordinamento giudiziario, cioè il Regio Decreto 30 gennaio 1941, n° 12, “assicura l'esatta osservanza e l'uniforme interpretazione della legge”) ha sentenziato, in maniera definitiva, che “ogni attacco contro i tedeschi costituì un atto di guerra” a tutti gli effetti.
Ora, se intende discutere le sentenze della Corte di Cassazione, caro sig. Ferrarese, credo abbia fatto male i conti, almeno fin quando sarà cittadino italiano.
PUNTO 7 - FOSSE ARDEATINE
Qui mi vergogno per il fatto che Lei non provi vergogna a fare inconsistenti paragoni!
Per l’eccidio l’infame delle Ardeatine Herbert Kappler venne processato e condannato all'ergastolo ma, per curarlo da una malattia, venne ricoverato presso l’ospedale militare del Celio da dove, con l'aiuto della moglie, riuscì ad evadere. Kappler è morto in Germania a causa (o grazie, dipende dai punti di vista) di un inguaribile tumore.
L'ex-capitano delle SS Erich Priebke, dopo una lunga latitanza in Argentina, è stato arrestato, estradato in Italia dove, processato, è stato condannato all'ergastolo.
Albert Kesselring, feldmaresciallo, comandante del gruppo di armate C, fu processato e condannato a morte, ma la sentenza fu commutata nel carcere a vita; in seguito scarcerato per motivi di salute, fece ritorno in Germania, dove collaborò con alcune organizzazioni neonaziste. Un giorno ebbe a dire di non aver nulla da rimproverarsi e che, anzi, gli italiani avrebbero dovuto dedicargli un monumento. Il monumento gli è stato veramente dedicato: si trova nel cortine del palazzo comunale di Cuneo ed è la “lapide ad ignominia”, sulla quale è incisa la celebre composizione di Piero Calamandrei (quello vero, sig. Ferrarese, quello vero!):
“Lo avrai,
camerata Kesselring,
il monumento che pretendi da noi italiani;
ma con che pietra si costruirà,
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio,
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità,
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono,
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio dei torturati,
più duro d'ogni macigno,
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono,
per dignità e non per odio,
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare,
ai nostri posti ci ritroverai,
morti e vivi collo stesso impegno,
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama, ora e sempre,
Resistenza.”
PUNTO 8 – LA SUA CONCLUSIONE
“Se ognuno di noi considera sacra la propria parte...”: ecco, lo sapevo, anche Lei, alla fine, ci tiene a sottolineare, magari celandolo nel qualunquismo da riforme costituzionali, l’essere fascista (“la propria parte”, come dice), facendosi beffa di ciò che successe nel secolo scorso in Italia.
Lo vede che serve ancora la Costituzione?
E’ Lei stesso, è la Sua persona che fa sì che la nostra Costituzione sia più attuale che mai!
Finché ci saranno persone che l’hanno avversata avrà un senso la sua esistenza.
PUNTO 9 – LA MIA CONCLUSIONE
Non voglio convincere alcuno con le mie parole, non serve né a me, né a nessuno!
Voglio solo distinguere, per amore di trasparenza e correttezza, ciò che è verità da ciò che è bugia.
Giorgio Biasco
PUNTO 10 – POST scriptUM
Non si precipiti a rispondere, non lo deve né a me né a nessun altro...
Ma se per qualche motivo sentisse l’impellente bisogno di farlo non parli, La prego, dei crimini compiuti dai sovietici, dai cambogiani, dai cinesi, dai serbi, per poter controbattere: tutto ciò è maledettamente successo, è riprovevole, è stata violazione delle persone, dei loro diritti di esistere e di essere diversi gli uni dagli altri, sono stati anche quelli crimini contro l’umanità, orrende efferatezze contro nostri simili; ci sono dei responsabili davanti al mondo (prenda Milosevic, ad esempio!), è giusto che abbiano pagato o che stiano pagando.
Se Le interessa aggiungerei che, per lavoro, mi sto occupando di vicende legate ai gulag, perciò posso dire di aver appurato “con mano” ciò che affermo.
Tutto ciò, fortunatamente, ha poco a che fare, però, con la nostra Costituzione e la nostra Resistenza: non è un “siccome lì... allora anche qui”.
Da tutto ciò che dice, a differenza delle mie parole, si evince una sola cosa: non è disposto (almeno non lo è stato sino a questo momento) ad ammettere che il nazifascismo è stato il Male, magari assieme ad altri regimi, ma pur sempre il Male, mentre la Resistenza è stato il Bene, l'evento che ha ridato al nostro Paese onore e gloria.
E cos’è questo suo atteggiamento se non scarsa conoscenza della Storia?
Cosma Ferrarese ha risposto all'articolo il 06.02.2008 alle 16:12
Mi vedo costretto a scusarmi con Anna Laura Remigi per aver trasformato il suo sito in un luogo di rissa (o in un’aula del Senato, come si dice in questi giorni). Ciò è avvenuto assolutamente contro la mia volontà (si veda, in proposito, il mio commento del 4 febbraio) e, dal momento che non è mia intenzione prestarmi a reggere il gioco, considero chiuso l’argomento con questo mio intervento. Lei, Anna Laura, negli anni del liceo ha studiato Socrate, quel filosofo che era talmente colto ed intelligente da considerare ignorante sé stesso prima di affibbiare quest’epiteto ad altri. Evidentemente siamo rimasti in pochi a ricordarcene.
Durante l’inverno del 2001, mi trovavo per caso in una località alpina, precisamente a Ponte di Legno, in una di quelle valli nelle quali si è combattuta la guerra civile e dove era presente in forze la resistenza. Ebbene, mi capitò di vedere il monumento che i cittadini di Ponte di Legno (i Dalignesi, per la precisione) hanno eretto, poco più di un decennio fa, a ricordo dei caduti, nonchè di leggere una targa sulla quale è scritto testualmente: “I Dalignesi si chinano riconoscenti di fronte ai loro fiori più cari che la violenza della guerra strappò dalle più diverse aiuole. Perché un eroe non lo crea una guerra, non lo fa una divisa, non lo istituisce una legge, ma è un cuore italiano che brilla per insegnare l’amore fino alla morte”.
Come vede, Anna Laura, e come chiunque può verificare personalmente recandosi sul posto, non ci sono riferimenti ad idee o colori politici né a parti giuste o sbagliate del fronte. Forse perché, là dove la resistenza la si è fatta veramente, sono molto più avanti rispetto a coloro che dicono di conoscere la storia, ma quella parte che conoscono la usano solo per dividere il mondo in buoni e cattivi, con una lucida determinazione di stampo manicheo, per fini di mera retorica o di propaganda. Questo metodo ci ricorda forse qualcuno delle nostre parti?
Nell’articolo dal quale sono scaturiti questi commenti si parlava di predicare bene e razzolare male, e di politici attuali come specchio della nostra Italia; si riparta da lì. Magari prestando attenzione a non essere parte di coloro che in quello specchio si riflettono e ci si riconoscono.
Si parlava anche dei problemi dei giovani del nostro paese. Ho il timore che, se la principale preoccupazione dei politici, e di chi li elegge, è quella di continuare a tenerci divisi in base agli avvenimenti del secolo scorso, questi giovani corrano il rischio, Dio non voglia, di subire la stessa sorte dei capponi di Renzo, intenti solo a beccarsi reciprocamente, mentre i loro problemi restano irrisolti ed aumentano con il trascorrere del tempo.
Giorgio Biasco ha risposto all'articolo il 06.02.2008 alle 20:12
A parte il fatto che il mio, sig. Ferrarese, è stato uno scrivere dettagliato, puntuale, con riferimenti e indicazioni, in maniera tale che ciascun lettore possa verificare quanto ho detto e rendersi conto della verità (non si discuteva di estetica, ma di etica, per cui il giudizio morale è fondamentale), e non una rissa del Senato, come Lei apostrofa il mio modo di comunicare... anche perché, qui, nessuno ha mangiato salumi o bevuto alcolici... né, addirittura, sputato!
Eppoi, come diceva Eraclito, “polemos pater panton”!
Quanto a Socrate... beh... qui la spiegazione sarebbe lunga e noiosa, per cui concludiamo il discorso con un paio di questioni.
Non posso credere che Lei possa equivocare sui significati socratici di “sapere” e “ignoranza”; devo perciò dedurne malafede.
Il “sapere” di cui parlava Socrate è il desiderio di investigare la natura, non il nozionismo, mentre l’”ignoranza” è l’apatia nei confronti del mondo circostante, non la condizione di chi possiede scarse cognizioni.
Il discorso di Socrate (ripreso nell’Apologia di Platone) era rivolto alla classe politica greca, così per niente avvezza a mettersi in discussione: la tesi espressa dal filosofo ateniese era che egli, a differenza dei politici, sentiva il bisogno di conoscere.
Socrate riconosce in se stesso la voglia di investigare la natura (filosofo, con l’accezione originale del termine, appunto), incitando i giovani all’uso della ragione (da ciò deriveranno le accuse mossegli).
Non ho mai detto di aver riconosciuto in Lei una scarsa voglia di conoscere: ho solo giudicato moralmente ciò che Lei non sa (o finge di non sapere), quindi ha invano scomodato Socrate; da “ingenuo” modesto ha poi aggiunto: “siamo rimasti in pochi a ricordarcene”.
Io migliorerei: siete rimasti in pochi a non aver compreso la lezione di Socrate (e guarda caso, anche lui ha sacrificato la vita per i posteri), dispensandola a destra e a manca ogni volta che vi fanno un appunto!
Quanto al monumento di Ponte di Legno... anche qui devo ritenere che Lei, volutamente, abbia trascurato il senso delle parole.
Vediamolo insieme.
Pochissimi, almeno credo, tra quelli che hanno letto le frasi da Lei riportate avranno potuto osservare di persona il monumento, me compreso; tantissimi, invece, ne hanno colto il senso: “il cuore italiano che brilla per insegnare l’amore fino alla morte” sarà stato forse quello di Benito Mussolini o del genero Galeazzo Ciano? Sarà stato forse il cuore razzista di Dino Alfieri? Sarà stato forse uno dei cuori degli italiani aguzzini volontari agli ordini di Kappler?
Oppure, e non è così sottinteso, quello delle decine di migliaia di persone che furono sterminate solo perché manifestarono il desiderio di essere libere?
Oppure è il cuore di chi rinunciò al proprio futuro per consentire il nostro?
E non si chiama Resistenza tutto ciò?
Ma, perbacco, è possibile non raccapezzarsi in 20 parole?
E’ necessaria un’esegesi per comprendere che si sta parlando delle vittime del baratro nazifascista?
O anche qua un filosofo potrebbe pensare che... bla bla bla....?
Lo vede! Chiacchiere... tanto per scrivere... solo per scrivere!
Un’ultima faccenda sfuggitami nella mia precedente: “Io, pur non condividendo le idee dei comunisti che combattevano in quella guerra, rispetto tuttavia la loro scelta di rischiare e perdere la propria vita per un’idea, per gli altri”.
E’ chiaro che Lei, a tutt’oggi, non ha ben compreso cosa è stata, per l’Italia, la Resistenza partigiana!
Non è questione di essere tolleranti con i martiri della Resistenza, ma di ringraziarne l’esistenza! Non può uno come Lei, che non vede l’ora di dare dell’antisocratico al primo che Le capita a tiro, mettere in discussione i principi della Resistenza, giacché sono quelli che Le danno la possibilità di dire e pensare ciò che vuole, anche sbagliando, anche mentendo, anche inventando.
Non deve rispettare, pur non condividendolo, ciò che mosse il popolo italiano contro la barbarie, deve esserne orgoglioso, che è ben diverso.
Quando avrà inteso tutto questo allora i cittadini di Ponte di Legno potranno dire di aver contribuito al renderLa cosciente dei suoi errori nei confronti della Storia... e il loro monumento non sarà stato eretto invano!
Giorgio Biasco
P.S.: Come possono i giovani aspettarsi un futuro migliore se non hanno inteso il passato? Legga George Santayana (non è stato un comunista, quindi può benissimo condividerlo, non abbia timori!)
Emanuela Remigi ha risposto all'articolo il 07.02.2008 alle 19:08
Rispondo in maniera molto "REALE" a ciò che tu ,caro Cosma,hai scritto.
Sei davvero convinto che l'attuale assetto politico italiano è sorto da una carta che "TU" affermi sia nata non "PER" raggiungere un obiettivo,ma,nata contro qualcuno...
..."LA COSTITUZIONE"... Cosa è!?!...un'utopia? una carta che si può trovare per strada,e calpestarla tranquillamente!?! NOO!
LA "COSTITUZIONE" è una raccolta di leggi mirata a stabilire ,a regolare ,a ordinare la vita delle persone.La "COSTITUZIONE" è la carta che definisce le regole "PER" tutti, e i diritti di ogni persona.
Caro Cosma,dimmi quanti (secondo te)dei politici dei giorni nostri (da Roma a Specchia) rispettano la "COSTITUZIONE", quanti la valorizzano,quanti la capiscono!?!Trovami un politico che fà una legge "PER" il bene della società,che fà una legge che possa aiutare non solo "loro stessi",ma anche e soprattutto la gente comune;senza distinzioni di sesso,di "PARTITO",senza distinzione di Regione (nord,sud),senza guardare se si è figlio di un medico,del sindaco,se si è parenti di un prete,di una suora,oppure,senza guardare il conto in banca,o peggio ancora senza guardare " l'elasticità di piegarsi " a destra o a sinistra.
Questa è la Politica Italiana, (tutta).
Caro Cosma,e tu mi vieni a dire che non bisogna essere pessimista,che le nuove generazioni devono tornare ad essere protagoniste!! E quando mai questi "VECCHI POLITICI " ci hanno dato la possibilità di essere protagonisti!?!
Forse a qualcuno è stata anche data,non dico di no,ma questi devono sottostare al volere "DEI GRANDI CAPI" ..Devono rispettare le leggi loro,NON quelle della COSTITUZIONE.
E,se questi non rispettano le regole DEI GRANDI CAPI?Se questi vogliono agire per il bene della società,vogliono premiare chi davvero merita,chi davvero è capace,COMPETENTE...Be, questi allora è tagliato fuori,perchè le cose fatte in maniera corretta,non vanno bene.
Questo uno dei tanti importanti punti che sono causa del grave dissetto politico italiano.Da qui tante migrazioni dei giovani non solo nel nord italia,ma anche all'estero.
Ecco perchè noi giovani d'oggi siamo demoralizzati,sfiduciati,ci vediamo condannati a lottare con le unghe e con i denti per realizzarci,rischiando di non essere neanche gratificati moralmente ed economicamente.Io sono uno dei giovani che rappresenta questa "Inconfutabile " realtà di vita,e che lotta con fatica ed affanno per riuscire a realizzarsi nel mondo del lavoro.. il tutto in piena ONESTA' E LIBERTA'.
Il vecchio politico potrebbe anche essere l'ottuagenario, ma, è soprattutto colui che ha la mente aperta solo per accomodare se stesso e quelli come lui;che crede di essere maestro di vita,di essere un buon esempio per le famiglie e per i giovani,per la società.Vecchi,perchè non riescono a far RIFIORIRE LA NOSTRA ITALIA,E MANTENERNE IL VIGORE;vecchi perchè non sono in grado di dare al nostro paese la tranquillità, la sicurezza di una vita migliore per noi,e per quelli dopo di noi.
Cosma Ferrarese ha risposto all'articolo il 08.02.2008 alle 15:17
Cara Emanuela, non so quanto a te possa sembrare paradossale, ma io sono d’accordo con quanto tu hai scritto nel commento del 7 febbraio. Da persona intelligente quale sei, (e non lo dico per piaggeria, perché non vedo quale senso potrebbe avere) hai colto immediatamente il problema: chi rispetta la costituzione? Allora lo vedi da te che si tratta di una raccolta di leggi, magari piena di buoni principi che però sono rimasti “sulla carta”. E’ questa la questione. E, se proviamo a riflettere per un attimo sul contesto storico-politico che la ha generata, ci rendiamo conto che non poteva essere altrimenti, dal momento che quella raccolta di leggi (il termine “carta” non lo avevo usato certamente in senso dispregiativo) doveva conciliare le esigenze confliggenti di tutte le forze che la avevano approvata.
Doveva conciliare, ad esempio, gli interessi del capitalismo, cioè del potere economico uscito vincitore dalla seconda guerra mondiale, con le istanze più sociali. Doveva conciliare la cultura cattolica, di tradizione plurimillenaria, con la cultura atea e materialista di matrice voltairiana.
Doveva quindi conciliare tutto ed il contrario di tutto. A questo si aggiunga che i partiti rappresentati in parlamento erano divisi su tutto ed uniti solo dall’avversione al fascismo. E’ chiaro che, in quelle condizioni, chiunque provasse ad attuare i principi della costituzione era costretto a fare il “ballo tra le uova” per non scontentare nessuno, ed il risultato pratico era l’immobilismo. Ecco quindi che i sacri principi sono rimasti, appunto, sulla carta. Se a questo si aggiunge lo scarso, purtroppo, senso civico che porta ad interpretare le leggi nel senso che fa più comodo, o addirittura ad ignorarle quando non sono “interpretabili”, il cerchio si chiude.
Quanto al fatto che la costituzione nasca “contro qualcuno”, cara Emanuela, non è una mia convinzione ma è scritto nelle disposizioni transitorie e finali della stessa, a prescindere da quanto e come siano poi state attuate o meno. Tuttavia ciò non costituisce motivo, da parte mia, per essere contrario alla costituzione in blocco (per sostituirla poi con che cosa?).
Il mio auspicio è, quindi, che la costituzione sia modificata per poter essere, almeno in teoria, completamente realizzabile e più rispondente alle esigenze della società attuale, dal momento che, come insegnano i classici latini e greci, si vive come si può, e non come si vorrebbe, ed in ogni circostanza si può solo scegliere il male minore o la soluzione più conveniente. Non starò qui a fare l’elenco dei radicali cambiamenti socio-economici che sono avvenuti in Italia e nel mondo negli ultimi sessanta anni, né l’elenco degli articoli della costituzione con ciò che contengono di non realizzato e, in alcuni casi, di non realizzabile; ci sono in proposito intere biblioteche. Però senza le indispensabili riforme, e su questo penso che tu sia d’accordo con me, non c’è possibilità di porre rimedio al grave dissesto politico che tu denunci e che è ben evidente a tutti. E se al tutto si aggiungesse un maggior senso civico dei politici e dei cittadini …
I limiti del sistema democratico sono già stati chiaramente delineati, per chi voglia vederli, a cavallo tra l’ottocento ed il novecento, da Gaetano Mosca, Vilfredo Pareto e Roberto Michels, che hanno descritto il modo in cui un partito politico diventi un comitato di affari, ed hanno chiaramente indicato come, sempre e comunque, siano le minoranze organizzate politicamente che governano sulle maggioranze non organizzate. Il potere lo gestisce sempre chi già lo detiene, a prescindere dalle forme politiche ed istituzionali. Tuttavia non abbiamo nulla che, per quanto ci è dato sapere, sia preferibile alla democrazia e ciò che possiamo fare è solo partecipare, dare il nostro contributo a cercare la soluzione migliore. Consapevoli anche del fatto che ci sono diverse forme di democrazia e che, in fondo, la democrazia è solo una forma di potere, non un valore in sé; mentre il valore “sacro”, da difendere sempre e ad ogni costo, è la libertà.
Quando ho scritto che, per certi aspetti, mi riconosco e sono impegnato nella destra politica, non l’ho fatto per indicare la parte politica che possiede la verità assoluta e la soluzione a tutti i problemi. L’ho fatto, invece, per chiarire le mie posizioni di partenza ed evitare di ingenerare fraintendimenti; per indicare che io faccio, per quello che mi è possibile, la mia parte. La verità assoluta cerchiamola magari, con l’aiuto di Dio, sul piano metafisico e spirituale, mentre sul piano sociale e politico, come insegna il letterato inglese John Milton, la verità è sempre frutto di ricerca individuale perché “chi si limita a ripetere una verità appresa da altri, senza averla vagliata criticamente, è portatore di eresia”.
Quanto alla possibilità di essere protagonisti, cara Emanuela, va colta personalmente, non viene mai data dagli altri. Potrei citare l’esempio, forse unico nella storia del novecento, dei giovani Futuristi che nel primo dopoguerra, forti anche delle esperienze maturare sui campi di battaglia, divennero protagonisti della realtà politica. Ma lo divennero per loro determinazione, non certo per concessione dall’alto, ed è stato quello l’unico periodo in cui l’età media dei governanti fosse piuttosto bassa. Per il resto è vero che nella storia la politica è stata sempre fatta dai vecchi, anche nel senso che intendi tu nella tua risposta.
Per concludere, ti porto l’esempio storico della costituzione tedesca (ma è solo un esempio, non voglio dire di essere favorevole ad una struttura federale dello Stato). Quella costituzione fu imposta alla Germania, dai vincitori della guerra, per fiaccarla politicamente e smembrarla economicamente. Tuttavia, per quella eterogenesi dei fini che è sempre presente nella storia, quella costituzione si rivelò essere molto più rispondente alle esigenze della società tedesca rispetto alla forma di Stato centralizzato, al punto che la Germania è sempre stata, e continua ad esserlo, trainante, sul piano economico, per tutta l’Europa.
Ciò dimostra che una costituzione rispondente alle esigenze reali della società è un elemento fondamentale, non accessorio, per potere, come anche tu auspichi, far rifiorire la nostra Italia e mantenerne il vigore.
Giorgio Biasco ha risposto all'articolo il 09.02.2008 alle 14:51
Ancora una volta vengono fuori, da macchinosi discorsi, inesattezze storiche (e qui anche politiche) che invalidano audaci tesi (e non poteva essere altrimenti!)... e perciò tocca, nuovamente, rimettere le cose al proprio posto.
Il sig. Ferrarese ha concluso il suo ultimo intervento riportando “l’esempio storico della costituzione tedesca [...]. Quella costituzione fu imposta alla Germania, dai vincitori della guerra, per fiaccarla politicamente e smembrarla economicamente. Tuttavia [...] si rivelò essere molto più rispondente alle esigenze della società tedesca rispetto alla forma di Stato centralizzato, al punto che la Germania è sempre stata, e continua ad esserlo, trainante, sul piano economico, per tutta l’Europa.
Ciò dimostra che una costituzione rispondente alle esigenze reali della società è un elemento fondamentale, non accessorio, per potere [...] far rifiorire la nostra Italia e mantenerne il vigore”.
Tutte frottole mediatiche... di grande impatto discorsivo... ma panzane!
Verrebbe da segnare in blu (errore grave) gli errori contenuti in queste poche parole.
Procediamo...
Non esiste, ripeto, non esiste alcun nesso tra la Costituzione di uno Stato e le politiche economiche (industriali, nel nostro caso) che lo stesso Stato adotta!
Per intenderci, con un paragone: lo Statuto di una qualsiasi associazione italiana, ad esempio, è cosa ben diversa dai metodi coi quali l’associazione stessa rimedia i fondi per il proprio sostentamento (fermo restando il rispetto dei principi sanciti attraverso lo Statuto).
I principi stabiliti dalla Costituzione italiana (compresi, certo, quelli delle disposizioni finali!) identificano gli ambiti nei quali lo Stato dovrà operare, ma le strategie per permetterne l’esistenza e la sussistenza, beh, quelle le stabilisce il Governo (quanto ho scritto potrebbe costituire il paragrafetto “Stato e Governo” del primo capitolo di un comune testo di educazione civica adottato da una qualsiasi Scuola Media italiana!).
Infatti, è netta la differenza tra funzionario e governante: il primo ha il compito di “eseguire”, il secondo di “reggere il timone” (dalle etimologie delle due parole).
Se la Costituzione di uno Stato stabilisse le direttive economiche (e le vie per realizzarle) allora il Governo dovrebbe essere composto da funzionari e non da amministratori! Non ci sarebbe da eleggere nessuno dal momento che è tutto stabilito attraverso la Legge, non ci sarebbero programmi e progetti di questa o di quella parte politica poiché tutto è stato scritto!
A titolo di esempio, sapete quale Stato europeo degli ultimi 100 anni ha visto i propri “governanti” essere dei semplici funzionari a disposizione di una Legge (che era uno Statuto “modificato”) e di un Governante? L’Italia dei 20 anni, 8 mesi e 25 giorni dell’era fascista (guarda caso!), l’Italia di Benito Mussolini e della sua autarchia (ma qui il discorso diventerebbe lungo e complesso, risparmiamocelo!).
Se la Germania è stata schema trainante per le politiche industriali europee questo lo deve ai Governi che ne hanno determinato il modello economico, non alla propria Costituzione!
Già, è stata, non lo è più, ma conserva ancora la propria Costituzione... chissà perché!
Leggevo proprio ieri (8 febbraio 2008) sul “Corriere della Sera” dell’imminente ormai recessione tedesca:
“Segnali di recessione arrivano dagli Stati Uniti [...]. Stessa tendenza alla recessione anche dalla Germania [...] , per la quale il Superindice (dell’attività economica) segna un calo marcato di 0,1 punti dal mese precedente e di 2,4 punti su base annua”.
Comunque, se prendiamo in esame gli Stati col più alto indice di economia industriale (degli ultimi 50 anni)
- Stati Uniti: Repubblica Presidenziale Federale
- Giappone: Monarchia Parlamentare
- Germania : Repubblica Parlamentare (Federale)
- Regno Unito: Monarchia Parlamentare
- Francia: Repubblica semipresidenziale
- Canada: Monarchia Parlamentare
- Norvegia: Monarchia Parlamentare
- Svezia: Monarchia Parlamentare
e ci aggiungiamo, per la situazione mondiale dell’ultimo decennio,
- Cina: Repubblica Popolare
- Finlandia: Repubblica
- Russia: Repubblica semipresidenziale Federale
arriveremo a una conclusione: si tratta di Stati disomogenei per tipo di organizzazione ma omogenei per sviluppo industriale: questo prova l’infondatezza della tesi “Costituzione => sviluppo industriale”.
Se gli Stati suindicati hanno avuto buone economie industriali (e conseguenti buone situazioni economiche) lo devono ai propri Governi, non alle proprie Costituzioni.
Per finire, tralasciando le evidenti conseguenze della presenza della criminalità organizzata in Italia, se il problema economico fosse da addurre alla Costituzione allora perché mai il Nord è il traino industriale italiano?
Non è forse colpa (dal punto di vista di noi meridionali) dei nostri Governi locali?
La loro inefficienza (a voler essere benevoli!) è stabilita, per caso, dalla Carta Costituzionale?
La svolta federale chiesta dai più, ormai, riguarda la gestione delle risorse economiche, non la loro determinazione.
La Costituzione della Repubblica italiana, che ha appena compiuto 60 anni, è all’avanguardia per principi e modelli... finiamola con la solita solfa!
Tra le altre questioni, la nostra Costituzione è CONTRO il fascismo (XII disposizione), ma è un “CONTRO” positivo, non negativo, se pensiamo al male che l’Italia (noi, cioè) è stata costretta a subire e che dicevo in sintesi in un mio precedente intervento.
Sii orgoglioso, sig, Ferrarese, di essere un italiano contro il fascismo, in armonia con la Costituzione, invece che perdere tempo a considerare “la nomina di Tremaglia a Ministro della Repubblica come il miglior riscatto, sul piano storico, per quei caduti e reduci”, giacché per quella Repubblica in tanti sono morti, e tutti CONTRO le idee dei “compari” di Tremaglia!
La nomina di Tremaglia è solo lo scotto che Silvio Berlusconi e il Polo delle Libertà (sigh... che uso improprio del termine!) hanno dovuto pagare all’estremismo destrorso neofascista italiano, e non riabilitazione storica!
E pensare che Mirko Tremaglia, in qualità di Ministro, è stato pure ospite del nostro paese... che rabbia!
Se è per questo, è venuto pure Pierferdinando Casini, ex Presidente della Camera dei Deputati, il quale utilizzava il telefono della sua segreteria per telefonare a Marcello Dell’Utri mentre a Palermo la corte giudicante era riunita in camera di consiglio (condannerà in primo grado, dopo pochi giorni, Marcello Dell'Utri a 9 anni di reclusione con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa).
Sono mai arrivate, allo Stato, le pubbliche scuse di Casini?
Ma siamo impazziti? Come potersele aspettare da uno che è andato a rendere omaggio alla tomba di un latitante per corruzione morto ad Hammamet (gennaio 2003)!
Quanto ai defunti, sono sempre stato del parere che una cattiva persona che muore non diventi una buon’anima, ma l’anima di una cattiva persona, altrimenti vittime e carnefici sono dalla stessa parte nella valle di Giòsafat (Gioele 4:2 e 4:12) oppure Caronte “batte col remo” tutte le anime, non solo quelle morte “ne l’ira di Dio” (Inferno 3 – vv. 111 e 122).
Rendiamo agli eroi gli spettanti onori e ai criminali la comune condanna morale... e leggiamo più libri di Storia!
Giorgio Biasco
P.S.: Vorrei ricordare che con la legge costituzionale del 23 ottobre 2002 vennero modificati i commi 1 e 2 della XIII disposizione, permettendo ai discendenti maschi di casa Savoia l’ingresso in Italia.
Sapete cosa è successo da allora?
a) Vittorio Emanuele di Savoia è stato accusato di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e al falso, e di sfruttamento della prostituzione (giugno 2006).
b) Ogni volta Vittorio Emanuele apre bocca sulla questione “leggi razziali” la Comunità Ebraica italiana è costretta a chiedere spiegazioni o smentite.
c) La famiglia Savoia ha chiesto allo Stato italiano un risarcimento economico (e morale!) pari a 260 milioni di euro (robe da matti!).
Questi sono solo alcuni effetti del piccolo “ritocco” del 2002.
Morale della favola: stiamo attenti ai detrattori della nostra Costituzione che, con tesi assurde e inconsistenti, ne auspicano la concettuale riforma!
Piero ha risposto all'articolo il 17.02.2008 alle 12:57
Buon giorno a tutti.
Dopo diverse settimane, ho trovato un pò di tempo da dedicare a questo forum e per dirla con una frase fatta: n'è passata di acqua sotto i ponti. Ho letto solo i primi tre filoni di discussione (proverò a leggerli tutti) e i rispettivi commenti. Attraverso tale lettura ho dovuto convincermi che veramente le cose nel ns. Paese cambieranno mai. Il motivo è semplice: i ns. cittadini leggono poco o quasi niente e quando leggono solo la gazzetta dello sport e i giornali d'opinione vicini al proprio infondato credo politico (basato su concetti di moda o di slogan, costruiti ad arte per prendere in giro la gente) senza mai pensare di confrontare quanto letto con quello che altri giornali scrivono sulle stesse tematiche. Bastano due esempi: Lucia che invita a leggere un articolo pubblicato da mediaset e Cosma che costruisce i suoi discorsi sui libri destroidi che ha inserito con grande soddisfazione (sua naturalmente) nella sua libreria di casa. A Lucia voglio chiedere: dove vivi? possibile che non tia sia accorta che mediaset è il megafano di Berlusconi e dei suoi adepti? Non ti sei accorta che da oltre dieci anni la mediaset, nonostante le diverse sentenze emesse dalla corte europea, continua a tenere rete quattro sul canale tv analogico, impedendo di fatto di andare in onda ad una altra neo costituita società di media "Europa7" , proprietario un certo sig. Di Stefano (se non mi sbaglio)? Non sai, Lucia che, per aggirare le disposioni di tale corte, un certo Gasparri ha dovuto firmare una legge ad personam (ancora una) relativa alle telecomunicazioni, scritta dagli avvocati parlamentari di FI? permettendo a quel bravuomo (così l'ha definito, credo, Cosma Ferrarese) Berlusconi di conservare ancora a lungo il monopolio dell'informazione per la manipolazione di massa. E non solo. Infatti, la famosa legge Gasbarri ha consentito allo stesso bravuomo di arricchirsi ulteriormente attraverso le vendite dei decoder digitali terrestri.
Mi sono deliziato della lettura di Giorgio Biasco, non per motivi partitici - lui se non sbaglio è rifondarolo, mentre io sono un sostenitore del socialismo europeo, democratico e riformista - ma per quello che ha scritto (dimostrando di essere un profondo conoscitore della ns. Costituzione e della Storia della ns. Paese) e come l'ha scritto, completo di dati e fatti che a me compreso sfuggono, proprio secondo il concetto di ignoranza espressa da Socrate così come lui ha avuto la bonta di spiegarcelo.
Complimeti caro Giorgio, spero che continuerai a darci la possibilità di conoscerti meglio per quello che sei e per quello che vali.
Vedete cari concittadini, io non ho mai sostenuto la costituzione del PD che personalmento continuo a ritenerlo un inciucio. Avrei preferito che in Italia si fosse realizzata la riunificazione di tutte le sinistre ma evidentemente la cosa non è ancora giunta a maturazione. Tuttavia, ho deciso (seguendo il famoso verdetto del grande Montanelli) turandomi il naso di dare il mio voto il 14 aprile proprio a quell'inciucio, al PD, nella speranza che nel corso della prossima legislatura si possano creare i presupposti per la costituzione di un grande partito socialdemo-cratico e riformista aderente al Partito Socialista Europeo. Vi è ancora un motivo molto più importante che ha fatto maturare in me tale decisione: è urgente evitare che un terzo governo Berlusconi renda invano i sacrfici che il Governo uscente ha imposto agli Italiani per il risanamento del debito pubblico del ns. Paese, così come hanno sempre dovuto fare i governi di sinistra, anche al di fuori dei ns. confini: sanare i debiti pubblici causati dai governi di detra.
Diamoci da fare affincé dalla tornata elettorale del 13 e il 14 possa vincere il Paese e non il paperon dei paperoni Berlusconi.
Lucia ha risposto all'articolo il 18.02.2008 alle 09:45
Carissimo Zio Piero, di grazia, cosa centra mediaset?????? Tutti sono unanimi nel dire che stiamo toccando il fondo?????? Rai1, Rai2, Rai3 comprese....... Ma questo, credo, per una questione pratica, deontologica principalmente, non si puo' falsare l'informazione, Io ascolto tutti e tutto, leggo tutti e tutto e poi sono ancora abbastanza LUCIDA nel trarre le mie conclusioni, visto che non sono schierata da nessuna parte e nè mai lo sarò, visto il panorama politico attuale.
Il NOSTRO SOCIALISMO, caro zio, NON ESISTE PIU'!
Oggi esiste solo e soltanto L'INTERESSE, non ci sono gli IDEALI come prima, o meglio i pochi che ancora credono e si battono, per questi benedetti ideali, si contano sulle dita di una mano!
Fino a quando non ci sarà un rinnovamento totale, con persone nuove, Giovani sopratutto, le cose non cambieranno MAI, continueranno ad esserci solo pasticci, si perderà solo del tempo prezioso.
Ora ti saluto e ti auguro una buona giornata, baci.
Cosma Ferrarese ha risposto all'articolo il 18.02.2008 alle 17:24
Ciao Piero, anche se per ora non ci conosciamo, se non hai nulla in contrario, possiamo darci del “tu”, come si usa fare nei piccoli paesi senza che questo comporti mancanza di rispetto reciproco. Ti dico subito che ho fatto la mia formazione liceale ed universitaria (solo parziale) sui testi di autori di sinistra, prevalentemente quelli del Villari e del Saitta per quanto riguarda la storia e la storiografia, e del Geymonat per quanto riguarda la filosofia. I libri che tu definisci destroidi sono del periodo successivo o parallelo, e non mi pare che sia un atto che comporti demerito il leggere libri di diversa estrazione politica, dal momento che proprio tu rimproveri ai nostri concittadini di leggere giornali di un solo colore politico, senza pensare di fare confronti con altri. Certamente sarebbe auspicabile l’affermarsi della cultura del confronto al posto di quella dello scontro per partito preso ma, purtroppo, è molto più facile scadere nella polemica anziché cercare di comprendere le ragioni dall’avversario anche se, ovviamente, non le si condivide.
Per parte mia non ritengo superfluo sottolineare, ancora una volta, che le mie affermazioni sono, o si sforzano di essere, sempre discorsive e mai polemiche; la polemica infatti non è costruttiva per chi legge ed è sempre controproducente.
Ciò che, fra l’altro, io tentavo di proporre nei miei interventi precedenti (senza voler dare adito a diatribe sulla guerra civile o circa la suddivisione dei poteri), era una riflessione sulla necessità di riformare la costituzione italiana, ormai datata, dal momento che oggi anche a sinistra (è sufficiente ascoltare ciò che dice Veltroni in questi giorni) si avverte chiaramente la necessità di apportare delle riforme che conferiscano maggiori poteri al governo. Il bicameralismo perfetto e la forma “parlamentare” della Repubblica furono ritenuti più idonei dall’Assemblea Costituente in quanto allora si usciva da una dittatura e si ritenne opportuno depotenziare il governo rispetto al parlamento. Già in sede costituente però il Partito d’Azione, con il suo esponente di punta Calamandrei, pose il problema della ingovernabilità a cui sarebbe andata incontro l’Italia, come poi effettivamente avvenne, e propose (senza esito) di conferire maggiori poteri al governo, dando alla Repubblica una forma più presidenziale, in quanto disse che, nella storia, sono i governi deboli quelli che aprono la strada alle dittature e non i governi forti. La forma di Repubblica Presidenziale (che io condivido) fu poi fatta propria dalla destra ma, come si può vedere, ha radici e sostenitori anche a sinistra. E’ questa, infatti, una forma di Repubblica che prevede due istituzioni forti, Parlamento e Governo, in grado di bilanciarsi a vicenda in quanto entrambe provviste di investitura popolare. Tanto è vero che, laddove ci sono delle forme presidenziali di repubblica, nessuna formazione politica denuncia la prevaricazione dei poteri del parlamento o della volontà dei cittadini.
Quanto al tuo auspicio circa la riunificazione di tutte le sinistre non solo, come tu dici caro Piero, non è ancora giunta a maturazione, ma ritengo che non sia neanche nelle intenzioni dei vertici del Partito Democratico. Uno dei primi atti di Veltroni come capo del nuovo partito è stato infatti quello di prendere le distanze dalla sinistra radicale in quanto ritenuta di ostacolo alla realizzazione dei programmi del PD. Veltroni propone, per esempio, la costruzione di nuove infrastrutture, fra le quali la TAV, cosa fortemente osteggiata dai verdi; propone la riduzione delle tasse ai contribuenti laddove la sinistra radicale ha sempre incentrato la propria azione di governo sull’aumento delle imposte. Veltroni propone di far sentire più sicuri i cittadini aumentando la presenza degli agenti per le strade, laddove la sinistra radicale vede le forze dell’ordine come strumento di repressione. E’ curioso notare che si tratti delle stesse proposte che da decenni sono avanzate dalla destra e da Berlusconi.
Si noti anche che, in questi giorni di avvio della campagna elettorale, i telegiornali ed i maggiori quotidiani nazionali non parlano più di Prodi e del suo governo, quasi che non fossero ancora in carica, perché il PD ha interesse a far dimenticare ciò che è stato e ciò che ha fatto il governo uscente. In questo Veltroni segue l’esempio di tutte le nazioni europee che vedono la sinistra moderata nettamente separata da quella radicale.
Quanto alla tua affermazione circa il risanamento del debito pubblico faccio notare, come è facile da verificare, che nella storia sono stati i governi di destra quelli che, sia pure a prezzo di enormi sacrifici per i cittadini, hanno risanato il bilancio dello Stato (si veda il caso di Quintino Sella, esponente della Destra Storica, ministro delle finanze nel 1864÷65 e nel 1869÷73). Questo perchè i governi di sinistra sono sempre stati più propensi all’incremento della spesa pubblica che non al pareggio del bilancio. E’ appena il caso di citare il debito pubblico italiano lasciatoci in eredita dai governi di centrosinistra a partire dagli anni ’60 del secolo scorso, ma immagino che tu sia troppo giovane per poterne avere un’esperienza diretta.
Per concludere, caro Piero, anch’io mi auguro e mi impegno perché nella prossima tornata elettorale possa vincere l’Italia; mi auguro che gli Italiani, come anche tu dici di voler fare, votino per i due partiti maggiori realizzando nelle urne quella semplificazione politica, che è nell’auspicio di tutti, e quel sistema bipartitico, al massimo quadripartitico, che consenta l’alternanza al governo dell’Italia senza che una delle parti si senta in guerra contro l’altra. Il Novecento è ormai passato nella cronologia; finalmente ora pare che stia tramontando anche nella coscienza degli Italiani.
Ma perché questo possa avvenire è necessario, immancabilmente, l’impegno di tutti a prescindere dalla parte in cui siamo impegnati. Per questo non posso condividere l’affermazione di Lucia che dice “non sono schierata da nessuna parte nè mai lo sarò, visto il panorama politico attuale”. La realtà esteriore è data anche dalla proiezione dei nostri valori interiori; quel panorama, cara Lucia, contribuiamo a crearlo anche noi. E’ molto indicativo a tal proposito l’episodio dei due emigranti sul piroscafo in mezzo all’oceano, citato da Calamandrei e riproposto alla nostra attenzione da Anna Laura nell’articolo “La Costituzione e l’indifferentismo dei giovani”. Tirarsi fuori dalle responsabilità è sempre la soluzione peggiore; “Chi è assente ha sempre torto” diceva un compianto politico Perugino.
emanuele branca ha risposto all'articolo il 24.02.2008 alle 18:41
sono alla bancarella dei libri, in piazza Verdi. Mi capitano sotto gli occhi vari volumi (editore Mursia) di memorialistica -come si dice- riguardanti la seconda guerra mondiale e anche la prima. Per circa otto anni ho svolto questo lavoro insieme a un vecchio libraio bolognese di origini riminesi, che la guerra l'aveva vissuta a quattordici anni lungo l'asse romagnolo della così detta Linea Gotica. Enrico Berti -si chiama così- raccontava continuamente di quei giorni, dei bombardamenti, della fame e dei morti. Pur avendo un nonno anarchico, era figlio di un ingegnere che lavorava per i tedeschi. lui con i bambini tedeschi ci giocava, con i tedeschi mangiava e vinceva la miseria. Poi una cosa: diceva di come alcuni ragazzetti suoi coetanei, nei mesi della lunga e concitata capitolazione crucca, fossero stati "arruolati", vestiti di tutto punto con le divise da SS e armati di Machine-pistole. Per il Berti questi crucchi erano eroi: raccontava di come li vedeva andare incotro alle linee nemiche con coraggio, impavidi, valorosi, Diceva che una volta a Rimini vide passare una colonna di militari Tedeschi che era chiaro che sapevano già che da li a poco sarebbero crepati, ma li vedeva andare contro le cannonate quasi imperturbabili. Il Berti voleva essere come loro. Nei suoi veloci quattordicianni, propaganda, ideali, formazione, miseria tuttto -tutto!- era stato orchestrato intorno a lui affinchè desiderasse la morte, magari valorosa. Affinchè in sostanza potesse lui un giorno essere il combattente della causa fascista.
Il fatto è che Enrico era consapevole di questo, del fatto che tutta la sua esistenza era stata condizionata da un ideale di morte e tuttavia non aveva mai smesso di provare una vera e propria passione umana per tali ideali.
Enrico trattava libri fuori edizione e un pò di antiquariato. Per le mani mi passavano documenti originali, fogli di propaganda, manifesti (uno lo conservo ancora) in cui venivano annunciate le esecuzioni dei "traditori" dei tedeschi. I libri scritti dai generali e dai soldati, negli anni '50 e '60, che avevano portato a casa la pelle. Tutti raccontavano la loro guerra, la morte e il delirio di quegli anni. Nonostante tutto fu duro per me comprendere come mai il Berti rivendicasse dignità al fatto che avesse tentato di arruolarsi con la RSI fasificando i documenti.
La resistenza maggiore mi veniva da dentro, dai racconti che fin da piccolo mio nonno mi aveva fatto su quella che fu la sua vita da giovane negli anni del fascismo e della guerra. Da soldato regolare, granatiere, aveva spinto insieme ai muli -uomini e muli nello stesso fango ghiacciato...- i pesanti mezzi di artiglieria della campagna di Grecia. Una volta mi diede delle foto fatte in quei giorni e mi disse che venne messo insieme a un parigrado trentino a guardia di una vigna immensa prospiciente il casolare che avevano occupato. I contadini greci affamati dalla guerra, continuavano a fare incursioni per cibarsi dell' uva. Il trentino e mio nonnno - che se fosse stato per la lingua parlata non si sarebbero mai capiti...- lasciavano fare. Il soldato trentino, il greco che veniva a rubare e mio nonno Donato, erano tutti e tre contadini e secondo me si capivano per questo, senza bisogno di parlarsi.
Dopo l'armistizio fu fatto prigioniero dai tedeschi, i quali -dopo aver raccolto le armi dei soldati italiani in una piazza ad Atene- li deportarono in campi di concentramento e di lavoro. Donato finì per due anni a spalare carbone a varie centinaia di metri di profondità, in una miniera crucca vicino a Norimberga. Diceva che dopo che fu liberato, fece un viaggio di ritorno che durò settimane, finchè non giunse -solo- alla stazione di Miggiano. La cosa che ricordava spesso, oltre agli anni terribili della guerra e della detenzione, era l'accoglienza ricevuta quel giorno in cui rientrò a Specchia, ridotto a uno scheletro di 36 chili...
diceva di essere stato ignorato, un compaesano che passava col biroccio lo lasciò appiedato. Entrò nel paese "spaccando" la piazza e vide accomodati ai tavolini della puteca i vecchi fascistoni e componenti delle varie gerarchie locali del Fascio, col bicchiere in mano che se la ridevano, già pienamente arruolati nel nuovo corso del potere. Erano i responsabili di tante tragedie ed erano indenni, impuniti, di nuovo al comando. Venne guardato da questi come uno straccione, ignorato dagli altri. Invece lui la guerra l'aveva fatta tutta. aveva avuto compagni ammazzati e lui stesso era rimasto in vita per puro miracolo. Lo stato italiano ha ricevuto degli indennizzi per i militari italiani deportati nei campi di lavoro obbligatorio dei tedeschi. Questi soldi sono spariti e quando mio nonno andò a presentare la propria domanda di riscossione, i funzionari pubblici della Repubblica -Costituzionele- Italiana gli risero in faccia. Gli stessi parassiti statali che erano diventati tali grazie al sacrificio inumano di persone come lui. Magari figli nati da qualcuno che aveva potuto continuare a vivere proprio grazie a un soldato come mio nonno.
Una volta gli chiesi:- scusa nonno, ma ti è mai stato chiesto di arruolarti con la RSI per evitare la deportazione?
-Comu no- fu la risposta -solu ca, fiju meu... addài se trattava ca t'eri vastire de fascista da la capu alli pedi... eri sparare sull'italiani stessi... nui invece erene surdati! e mancu sai ci significa pe nu surdatu cu tocca llenta lu fucile a manu allu nemicu. eppoi qualcunu scìu. Ma parecchi no. Perchè erene surdati ca cobattivene pe la patria... Al massimu pe lu Re.
Questa è la mia Costituzione. Saluto tutti.
Cosma Ferrarese ha risposto all'articolo il 25.02.2008 alle 17:37
Ciao Emanuele, abbiamo parlato tante volte di persona, negli anni trascorsi a Specchia o quando il caso ce lo ha consentito, che ora sembra quasi innaturale doverlo fare tramite internet, guardando uno schermo piatto, avendo a disposizione spazi limitati, con il contraddittorio posposto nel tempo e con il rischio, sempre alto, di essere equivocati. Tuttavia sono disposto a correre questo rischio, confidando nella nostra amicizia (che dura, praticamente, da sempre e spero possa proseguire per sempre), nella tua cultura e nella tua ottima educazione che ti pongono bene al riparo dalla propensione a distribuire attestati di ignoranza o di stupidità come, alle volte, può succedere che si faccia. In attesa, dunque, di tornare a parlare di persona, avvaliamoci pure della fredda tecnologia che, se non altro, riesce a ridurre le distanze.
Relativamente alla vicenda del Berti, e quindi di tutti i giovani cresciuti ed educati nel periodo fascista, non si tratta, a mio avviso, solo del fatto che “tutto era stato orchestrato intorno a lui affinché desiderasse la morte”. Se questa affermazione fosse vera in assoluto, i ragazzi di quelle generazioni si sarebbero arruolati in massa. Invece, come fra gli altri storici insegna il De Felice, furono solo delle minoranze quelle che scelsero di combattere laddove le considerazioni personali o, non raramente, il caso li portarono a lottare (la Resistenza come fenomeno di massa è solo un mito creato “a posteriori”, come ha candidamente confessato, alcuni anni or sono, il senatore a vita Francesco Cossiga; chi volesse farlo è ancora in tempo per chiederne conferma all’interessato). Nel momento in cui sceglievano di correre il rischio della morte, quei ragazzi erano consapevoli di farlo per qualcosa che aveva, almeno ai loro occhi, un valore superiore a quello della loro stessa vita. Morivano perché quei valori, quegli ideali, quelle conquiste, restassero come prezioso patrimonio degli altri. E questo a prescindere da quale parte del fronte fossero schierati. Ognuno decide nella propria coscienza, in ogni circostanza della vita, se valga la pena di rischiare, se sia più opportuno fuggire o attendere il corso degli eventi. Questo, naturalmente, senza nulla togliere alla scelta rispettabilissima di tuo nonno Donato che preferì sottoporsi ai lavori forzati piuttosto che dover sparare addosso ad altri Italiani; una scelta che denota, senz’altro, coraggio, responsabilità ed amor di Patria. Sarebbe tuttavia lungo e fuorviante il discorso circa le intenzioni di chi si arruolava nella RSI o nell’esercito del Sud o, ancora, nelle formazioni partigiane. Per ora ti dico solo che, in base anche alle testimonianze dei reduci, chi si arruolava lo faceva comunque per combattere contro il nemico invasore, per l’onore dell’Italia, perché quando si ha il nemico in casa la scelta migliore non è quella di nascondersi. La funesta necessità, successivamente, di dover combattere contro altri Italiani fu la tragica conseguenza della guerra civile determinata, fra le altre cose, soprattutto dalla vigliaccheria di un Re che fuggì, preferendo salvare il proprio trono (come aveva già fatto nel ’22 e nel ’24), piuttosto che preoccuparsi delle sorti della nazione e di quelle di milioni di soldati sparsi sui fronti di tutto il mondo. Il giudizio più sferzante su quella fuga lo ha espresso il generale D.D. Eisenhower, comandante in capo delle forze anglo-americane in Europa, che nel suo diario di guerra ha scritto: “Tutte le nazioni elencano, nella loro storia, guerre vinte e guerre perse. L’Italia è la sola nazione ad aver perduto questa guerra con il disonore del rovesciamento del fronte; un disonore riscattato, anche se solo in parte, dal sacrificio dei combattenti della RSI”. E’ anche il giudizio più lusinghiero, formulato da un nemico, per coloro che poi sarebbero stati etichettati in modo sprezzante come “repubblichini”.
Per tornare ai sentimenti dei combattenti della guerra civile, ritengo opportuno citare un episodio riportato dai reduci in diversi libri autobiografici: “Il 5 maggio 1945 a Piacenza, sulla riva sinistra del Po, un convoglio di paracadutisti dei battaglioni Folgore, Nembo ed Azzurro della RSI, prigionieri degli Americani, sostò per aspettare il turno di passaggio sul ponte di barche; poi i camion ripartirono. Sull'altra riva una lunga autocolonna attendeva il turno di passaggio. A bordo vi erano i paracadutisti italiani del Gruppo di Combattimento Folgore, che avevano combattuto a fianco degli anglo-americani. Riconosciutisi, i paracadutisti del Nord e del Sud scesero dai camion, si abbracciarono, dimostrandosi un grande segno reciproco di cameratismo che travalicava le scelte compiute. I paracadutisti del sud donarono ai commilitoni del nord quanto potettero, di viveri e generi di conforto. Poi le due colonne mossero in direzioni opposte, verso due differenti destini. In piedi sui cassoni, tutti i paracadutisti cantarono l'Inno della Folgore”. Come si può facilmente constatare, non è l’atteggiamento di chi si era arruolato per sparare addosso ad altri Italiani.
Si tratta di considerare che in quei giorni, come scrisse ai suoi uomini, prima di essere fucilato dai Tedeschi, l’Ammiraglio Luigi Mascherpa, Medaglia d’Oro al Valor Militare, comandante dell’isola di Lero: “lo spirito della Patria, non avendo più un luogo su cui posarsi, si appoggia là dove può, anche sulla coscienza di ogni singolo individuo, perché questi lo preservi e lo trasmetta intatto alle generazioni future”. Questo è il mio senso della Patria e da qui deriva il mio rispetto per tutti i combattenti. Un concetto ancora difficile da far comprendere a chi ritiene che una parte, la propria, debba prevalere sul tutto. Chi, invece, è cosciente di questo, non si divide sul passato ma si preoccupa, piuttosto, di progettare il futuro.
Altro discorso meritano gli attendisti e gli opportunisti di ogni sorta, sempre pronti a fare i moralisti nei confronti di tutti. Loro staranno sempre dalla parte dei vincitori, seduti ai tavolini di un bar a ridere degli altri. Quella derisione è anche un modo per esorcizzare il rimorso della loro coscienza; perché chi dimostra di saper compiere fino in fondo il proprio dovere fa paura a chi non è dotato di questa forza interiore. Ma per questi voltagabbana (quanti ne stiamo vedendo anche in questi giorni!) sono sempre attuali i versi dedicati agli ignavi dell’inferno dantesco “la lor cieca vita è tanto bassa, che ’nvidïosi son d’ogne altra sorte. Fama di loro il mondo esser non lassa; misericordia e giustizia li sdegna: non ragioniam di lor, ma guarda e passa”.
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P.S.: Mi ha fatto piacere leggere la citazione di Ezra Pound (quello vero) fatta da Anna Laura che, fra l’altro, si attaglia perfettamente a quanto ho appena scritto: “Se un uomo non ha il coraggio di correre dei rischi per le sue idee, o quelle idee non valgono niente o non vale niente lui”. Per completezza di informazione ritengo opportuno aggiungere che il poeta era un ammiratore di Mussolini in quanto avversava radicalmente sia il comunismo che il capitalismo selvaggio, in modo particolare il prestito di denaro ad usura. Pound era talmente convinto delle sue idee che per quelle, e solo per quelle, fu condannato negli Stati Uniti a lunghi decenni di detenzione in un manicomio criminale. Ad ulteriore riprova del fatto che i principi di pluralismo e di libertà di espressione non sempre sono stati attuati da coloro che per quegli stessi principi affermano di aver combattuto la seconda guerra mondiale. Ci si ricordi anche di questo nelle ricorrenze istituzionali. Certamente si renderà un miglior servigio alla verità.
Giorgio Biasco ha risposto all'articolo il 11.10.2008 alle 16:14
Questa mattina leggendo i giornali (online) ho saputo della notizia della morte di Joerg Haider, leader della destra populista e xenofoba austriaca; poi, al TG3–Veneto delle ore 14:05 ho sentito del messaggio di cordoglio inviato da Giancarlo Galan, Presidente della Giunta Regionale di Palazzo Balbi.
Ho iniziato a riflettere su quanto era avvenuto e, rileggendo alcuni post su questo blog di qualche tempo fa, mi è venuto in mente che avevo lasciato una questione in sospeso col sig. Cosma Ferrarese, quella della Repubblica di Salò, quel gruppo di accertati delinquenti che collaborò col nazismo e contro l’Italia e gli italiani dopo l’8 settembre del 1943.
Lo scorso 13 settembre, davanti ai giovani di Alleanza Nazionale, il Presidente della Camera on. Gianfranco Fini ha detto: “I resistenti stavano dalla parte giusta, i repubblichini dalla parte sbagliata”.
Chiarisco che, per quanto mi riguarda, non era necessaria questa precisazione; anzi, penso sia giunta troppo tardi!
Però, nelle parole del Presidente Fini ho letto un concetto molto interessante: fin quando si è fuori dalle istituzioni, fin quando si è lontani dai luoghi dell’amministrazione è facile tutto, è semplice dire “noi i giusti, voi quelli che sbagliano”, ma è sufficiente parteciparvi attivamente e in maniera propositiva per rendersi conto di come stiano realmente le cose, di quanto amor patrio ci sia stato dietro ciascun sacrificio che ha portato il nostro Stato (anche mio, lo dico per quei pochi miei compaesani che ancora credono che io non ami rispettare l’Inno e l’Italia, in testa il sindaco, grande osservatore delle leggi e delle istituzioni, lui sì!) a essere libero e democratico.
Ora che il Presidente Fini è “costretto” (istituzionalmente parlando) a partecipare alle varie commemorazioni si è reso conto (almeno spero sia così) di come stanno le cose!
Lo vede, sig. Ferrarese, che avevo ragione io quando il 4 febbraio 2008 dicevo «finiamola con la solita solfa dell'“erano tutti uguali”»?
Ovvio che ci sono differenze tra il Presidente Fini e il sottoscritto: io ho detto queste cose, l’ultima volta, nel febbraio 2008, lui ha iniziato a dirle nel settembre 2008... meglio tardi che mai, avrebbe detto Piero Calamandrei!
Sicuramente vorrà spiegarci che abbiamo frainteso (noi italiani tutti) le parole del Presidente Fini, che le cose stanno diversamente, che a Salò si faceva l’Italia, che a Marzabotto e Sant’Anna la gente moriva di vecchiaia nel 1944, che via Rasella era un covo di delinquenti al pari di alcuni quartieri di Corleone o Casal di Principe, che le Fosse Ardeatine sono gli antichi bracieri romani, che San Sabba era il ritrovo per le grigliate di carne di Globocnik e dei suoi amici.... tutte chiacchiere che abbiamo già sentito dai vari Irving, per cui ce le risparmi, per favore.
Mi auguro solo che, a differenza del Presidente Fini, Lei questi “errori di gioventù” li capisca prima, senza che ci sia la necessità di eleggerLa Presidente della Camera dei Deputati!
Giorgio Biasco
P.S.: Pongo a tutti quanti un serio quesito: io che vivo a Padova devo ugualmente considerarmi un porco?
Nicola ha risposto all'articolo il 11.10.2008 alle 21:46
(Per il Sig. Giorgio Biasco).........
Signuria a residenza a dù la teni????????
Dove vota????????
Se non vado errato quando ci sono le votazioni lei è qui, e dunque...Benvenuto nella porcilaia.

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