Anna Laura RemigiL'Autrice
Anna Laura Remigi è nata a Specchia in provincia di Lecce il 26 febbraio del 1964. Fin da piccola ha sempre sognato di fare la Giornalista o l’Avvocato, e per questo si è sempre impegnata nello studio e nella conoscenza... (leggi tutto)

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Si parla bene ma si razzola male

Grazie Luigi per aver scritto, sappi che sono pienamente daccordo con te!

"Purtroppo in Italia i politici attuali di destra e sinistra non sono altro che lo specchio della nostra Italia. Primi nel predicare bene e razzolare male, sono dei maestri in questo, ed oggi visto che il loro gioco è stato scoperto si sentono braccati e reagiscono in modo sconclusionato.

Così il ceppalonico Mastella si crede di essere perseguitato per i valori cattolici che lui crede di rappresentare ("la famiglia", si la sua da accomodare su tante poltrone perciò: santo subito!).

Il Fini che alfiere del family day si scopre avere una relazione "segreta" con una soubrette che poi "rimane incinta", ne consegue separazione dalla moglie che già era divorziata (meglio di beautiful) Il Casini anche lui ama la "famiglia" tanto che ne "possiede più di una" il Dini che da ex governatore della banca d'Italia si ritrova con la moglie condannata per banca rotta, lui che doveva vigilare sui risparmi degli italiani che invece di dimettersi (in Giappone una figura simile avrebbe fatto karakiri per il disonore) fa cadere il governo.

Il Berlusconi ovviamente divorziato ed estimatore di tante soubrette tanto che ne ha fatto diventare parlamentari (vedi Carfagna, Carlucci ecc..) ma soprattutto principale protagonista del decadimento morale che c'è in italia.

E guarda un po', il Papa ha scoperto che la televisione fa schifo. Dice della «pubblicità ossessiva», di valori di vita «distorti», parla con disgusto di «trasgressione, volgarità e violenza», rileva il rischio che i media «si strasformino in sistema volti a sottomettere l'uomo a logiche dettate dagli interessi dominanti del momento», mentre tutto questo loro dispendio di energie potrebbe essere «messo al servizio di un mondo giusto e solidale». Oggi scopre, il santo Padre, le distorsioni della tv e dei mass media in generale. Però lui e i suoi uomini sanno bene come utilizzare il mezzo. Niente di male, beninteso, ma prendete ad esempio il recente «Papa-day» a San Pietro: la piazza, oltreché materiale, con i tanti fedeli accorsi a prestagli devota testimonianza, era fortemente mediatica, e come tale l'hanno presa i molti politici piamente accorsi, tra cui quelli del centrodestra venuti a passo di marcia per gridare ll'«oscurantismo» e alla «negazione della libertà d'espressione»... quello stesso centrodestra ancora fedele al Silvio, colui che proprio quella televisione «materialista», che il Papa ci informa di disprezzare, ha fatto trionfare in Italia nelle ultime due decadi. Nella candida piazza San Pietro, al super-Angelus di solidarietà al pontefice, si vedeva sfilare, oltre alle tranquille famigliole e ai ragazzi di Comunione & Liberazione, quel pezzo di mondo cattolico che farebbe un figurone nei reality show: fedeli di Padre Pio (non a caso grande star dei salotti di Vespa & co) che cantavano a squarciagola, altri vestiti da crociati, altri ancora che brandivano tomi dal titolo «Fate l'amore, non l'aborto». Non è notizia di oggi che nella modernità la religiosità abbia acquisito una sua dimensione assolutamente mediatica, addirittura con venature «pop» (nel senso di «popular»). Per non parlare dei politici di sinistra che ancora una volta si dimostrano maestri a farsi del male da soli con le loro lotte intestine tra partiti e partitini o a livello personale e ciò purtoppo, avviene in ogni istituzione dal governo al più piccolo comune...ancora una volta hanno tradito le spettative del "popolo".... ma tanto per loro c'è sempre tempo..."

Luigi Indino

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A proposito del wireless... ( di cui abbiamo già trattato in un post del 21.10.2007, nel settore tecnologia) vi segnalo questa notizia che viene dal Comune di Ruffano

Articolo scritto il 28.01.2008 alle 21:11   

Giorgio Biasco ha risposto all'articolo il 12.10.2008 alle 13:06

Anche oggi ciò che leggo sui giornali è da voltastomaco: prima della partita di ieri sera a Sofia tra Bulgaria e Italia un gruppo di ultras (forse sarebbe il caso di dire “ultracoglioni”) ha sfilato per la città cantando cori del ventennio e inneggiando al Duce.
Ecco ciò che si ottiene quando l’ignoranza è la principale attrice della scena politica, sia a grandi livelli, ove è sufficiente tener conto delle parole di quel fascista di Roberto Fiore o dei gesti del terrorista Andrea Insabato, che a situazioni locali, come alcune insensate affermazioni su questo blog del tipo “considero la nomina di Tremaglia a Ministro della Repubblica come il miglior riscatto, sul piano storico, per quei caduti e reduci”.
E i morti chi potrà mai riscattarli?
Persino il Ministro della Difesa on. Ignazio La Russa ha detto: “Se fossi stato lì mi sarei vergognato. Non c'è nessuna giustificazione storico-politica per questa gente”.
Ipse dixit!
Cosa dobbiamo attenderci?
Qualche altro revisionismo storico inviato a questo sito?
E’ mai possibile che questa gente non senta la necessità di comprarsi qualche buon libro di Storia?
Forse non dovremo preoccuparci più di tanto: se è rinsavito pure il Presidente Fini (http://farm4.static.flickr.com/3023/2469120864_0bf911192d.jpg) allora ci sono speranze per tutti!

Giorgio Biasco

Cosma Ferrarese ha risposto all'articolo il 18.11.2008 alle 21:27

Due novità cinematografiche hanno recentemente contribuito a smuovere le acque della sempre controversa memoria storica nazionale: il film di Spike Lee “Il miracolo di Sant’anna” e quello di Michele Soavi “Il Sangue dei vinti”. Di clamoroso in queste rappresentazioni c’è che, per la prima volta, è stato palesemente affermato ciò che tutti sapevano ma che nessuno da noi aveva mai avuto il coraggio di dire, almeno nella trasposizione filmica. E cioè che il bene ed il male convivono da sempre in ogni ambito ed in ogni campo. I due registi hanno avuto l’ardire di aprire una breccia nel blocco compatto che ha difeso, e si illude di continuare a difendere, ad oltranza per lunghi decenni la frottola del partigiano necessariamente amato da tutti e da tutti invocato. Nelle opere di Lee e Soavi vediamo, fra l’altro, alcuni tedeschi che rivelano anche il loro lato umano e fragile, alcuni partigiani che tradiscono, i negri che si comportano da eroi e gli yankee che non sono i buoni sempre e comunque. A scanso di equivoci, e per stoppare subito l’inevitabile riflesso condizionato, dico che ho usato la parola negro anche per non ingenerare equivoci fra il colore della pelle e quello delle bandiere (il dizionario della lingua italiana “Devoto-Oli” definisce “negro” un individuo appartenente a una delle grandi suddivisioni antropologiche dell’umanità, la cui distinzione più vistosa consiste nel colore scuro della pelle).
Elementi di novità stanno finalmente emergendo relativamente all’eccidio di Sant’Anna di Stazzema; un articolo apparso di recente sul quotidiano “Il Riformista” – di sinistra e quindi non revisionista – riferisce che una donna, che all’epoca dei fatti era una bambina, intervistata dal giornalista ha affermato che: “nel luglio del 1944 furono ammazzati in Luccesia almeno sette soldati tedeschi. Il comando germanico ordino, quindi, l’immediata evacuazione di Sant’Anna con un manifesto fatto affiggere sulla porta della chiesa. Era la linea del fronte ed i tedeschi non volevano correre il rischio di ulteriori attentai. Di conseguenza almeno la metà della popolazione abbandonò il paese. L’ordinanza però venne subito fatta sparire dai partigiani i quali assicurarono la popolazione che le Brigate Garibaldi avrebbero validamente difeso la Versilia contro ogni rappresaglia”. Come l’abbiano poi realmente difesa è sotto gli occhi di tutti. Questa testimonianza, a distanza di sessantaquattro anni, se non diminuisce la ferocia dei tedeschi e non alleggerisce loro, e gli eventuali complici, dalla terribile responsabilità, getta però una pesante ombra sui partigiani e li fa apparire, indubbiamente, come corresponsabili di quell’efferato eccidio.
Grazie a queste due pellicole sappiamo pure che sul fronte dei liberatori ci si odiava tra bianchi e negri, che la folle mattanza, accanto a quella che era la guerra civile, ha coinvolto anche vicini e conoscenti desiderosi di ammazzarsi per uno sgarro, per antichi screzi, gelosie, invidie, rivalse e vendette personali che col conflitto non avevano nulla a che fare. Ed ancora si vedono fascisti, o presunti tali, fucilati dopo processi sommari, filo spinato attorcigliato attorno a poveri corpi martoriati, piedi penzolanti; le stesse scene che alcuni anni or sono guardavamo in televisione durante la guerra civile dei Balcani, pensando magari che quella realtà non ci appartenesse. Una galleria degli orrori che si è protratta anche per diversi anni dopo la conclusione della guerra; “una vera e propria guerra civile strisciante che continuerà anche ad ostilità concluse, dopo la famigerata macelleria messicana di Piazzale Loreto” – sono parole di Ferruccio Parri. Alla fine il sangue versato era così tanto che da parte dei cosiddetti “gendarmi della memoria”, si è tentato di nascondere il tutto (anche se Scalfaro, il presidente “emerito”, continua a ripetere che la democrazia si fonda sulla verità). Si è nascosta l’ecatombe di San Benigno a Genova, l’eccidio di Schio, quelli di Rovetta, Argenta, Codevigo e della cartiera di Mignagola; solo per citare alcuni esempi e senza riportare le cifre dei morti, anche per sottolineare la distanza da una storiografia ufficiale che, priva come era di qualità, puntava sulla quantità per raggiungere lo scopo, quasi compiacendosi del numero dei morti anziché mostrare il minimo segno di pietà umana per quelle vittime innocenti. E non è un caso che il film tratto dal romanzo di Pansa sia stato rifiutato dalla mostra del cinema di Venezia e dal festival di Roma; … quando si dice libertà di pensiero e di espressione!
Afferma Pansa che “dopo tanto tempo è necessario analizzare obbiettivamente anche le autentiche motivazioni che spinsero i vinti a battersi ed a morire per un ideale, per dei valori che, proprio perché appartenenti ai vinti, non sono mai stati presi in considerazione in modo adeguato. Valori che vanno recuperati e restituiti alla loro integrale dignità, senza peraltro perdonare o condividere alcunché”, ma per comprendere e ricomporre le fratture verificatesi nell’immaginario collettivo della nostra comunità e giungere così alla “verità nella sua piena interezza, che altrimenti rimane sempre monca, priva della versione di una parte”. Nel 1996, appena eletto presidente della Camera, Luciano Violante espresse un concetto analogo, ricevendo una stretta di mano da parte di Mirko Tremaglia.
Analogamente Michele Placido – notoriamente di sinistra, che interpreta un personaggio nel “Sangue dei vinti” – afferma che “dopo sessant’anni sarebbe finalmente ora che gli italiani facessero pace con la propria storia ed imparassero a rispettare le scelte fatte in buona fede da coloro che combatterono e morirono dalla parte sbagliata”. In fondo chi perde ha sempre torto. E prosegue Placido: “Persino il Papa ha rivisto le posizioni della Chiesa su alcuni temi, non si vede perché non possa accadere qualcosa di analogo anche ai sacerdoti della chiesa comunista. Si ha paura della storia di quegli anni; si discetta di fascismo e antifascismo con una mentalità obsoleta, incomprensibile per i giovani. Da tutto questo si potrebbe uscire discutendo con franchezza. E da sinistra ammettendo finalmente i tanti errori compiuti in quei tremendi anni”.
Mi chiedo come possa risultare ancora difficile, anche a fronte delle citazioni appena riportate, ricordare gli eventi senza astio e desiderio di improbabile vendetta postuma. Prendere atto, magari “anche senza perdonare o condividere alcunché”, della diversità delle posizioni che compongono un insieme che, nonostante tutto, ci appartiene. Non trovo conclusione migliore di quella espressa dalle parole di Federico Paganoni: “Noi crediamo che la nostra storia sia ancora viva, tra noi. Non sappiamo cosa gridarono, cosa videro, cosa pensarono i caduti e le vittime della nostra guerra, e della nostra guerra civile, nel giorno del loro olocausto. Ma ci piace immaginare che ci guardino e ci sorridano. Che faccia loro piacere sapere che, accanto a un’Italia superficiale, tutta concentrata sul presente, ce ne sia un’altra che non dimentica, che ha dignità, che è libera dalle pastoie e dalle omertà: un’Italia di cui, finalmente, non vergognarsi”.

Un saluto a tutti gli specchiasi.

Cosma Ferrarese

grazie cosma ha risposto all'articolo il 19.11.2008 alle 16:21

Cosma per favore, non essere così lungo.....A me piace come scrivi, di meno quello che scrivi, per niente quanto scrivi.
Un saluto.

Cosma Ferrarese ha risposto all'articolo il 20.11.2008 alle 15:05

Rispondo alle osservazioni di “grazie Cosma”. Non so chi tu sia, dal momento che non hai ritenuto opportuno scrivere il tuo nome. Non te ne faccio una colpa e, in questo contesto, è comunque irrilevante; anche perché vivo fuori da Specchia da circa venti anni, trascorro nel nostro paese solo brevi periodi di ferie e, quand’anche ti fossi presentato, probabilmente non ti avrei comunque identificato. Spero in ogni modo, se già non ci conosciamo, di avere l’opportunità di conoscerti. Ti ringrazio per l’apprezzamento che esprimi nei miei confronti. Ritengo normale il fatto che tu possa avere idee differenti dalle mie e, di conseguenza, apprezzare poco quello che scrivo. Considero la diversità una ricchezza, dal momento che offre la possibilità del confronto che è sempre costruttivo se il dialogo si svolge correttamente, senza presunzione e nel rispetto dell’interlocutore. “Senza distinzione non c’è nulla, non c’è essere, pensiero; altro che pace universale. Senza distinzione c’è solo il caos”. Sono parole di Benedetto Croce.
Relativamente alla “quantità”, non posso darti torto; però, purtroppo, non è sempre facile e/o possibile essere sintetici sia perché le citazioni, che sono fondamentali in quanto forniscono un riscontro a ciò che si dice, inevitabilmente occupano il loro spazio, sia perché, quando si scrive, la sintesi può essere fonte di equivoco e di incomprensione.
Saluti.

Cosma

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